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Riforma dei porti: lunedì all’esame del Consiglio dei Ministri la nascita di “Porti d’Italia Spa”

Roma, 20 dicembre 2025 – Il governo Meloni accelera sulla riforma della portualità italiana.

Lunedì 22 dicembre, il Consiglio dei Ministri esaminerà il disegno di legge che prevede la creazione di “Porti d’Italia Spa”, una società mista pubblico-privato con regia unica nazionale, ispirata al modello spagnolo dell’Agenzia unica per i porti. L’annuncio è arrivato dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, durante un evento a Palermo dedicato al cluster marittimo del Mediterraneo.

La riforma, su cui ha lavorato il viceministro Edoardo Rixi, mira a rendere i porti italiani più competitivi sul piano internazionale, soprattutto nel Mediterraneo, che Salvini ha definito “il nuovo crocevia dello shipping globale”. Attualmente, l’Italia conta 16 Autorità di Sistema Portuale (AdSP), ciascuna con ampi poteri decisionali autonomi. La nuova Spa avrà il compito di coordinare strategie comuni, gestire investimenti e rappresentare il sistema portuale all’estero, senza vincoli legati al Pnrr.

Cosa cambia per i porti italiani
Il disegno di legge introduce una centralizzazione delle decisioni chiave, come le concessioni e gli investimenti strategici, lasciando alle AdSP funzioni più territoriali, tra cui la redazione dei Piani regolatori portuali. L’obiettivo è superare la frammentazione attuale, che secondo il Ministero delle Infrastrutture limita la competitività rispetto ai grandi hub del Nord Europa.

Nel Mezzogiorno, la riforma è vista come un’opportunità per trasformare il Sud in un hub dello shipping internazionale. Salvini ha sottolineato: “Si gioca sul Mediterraneo la partita dello shipping, e questa riforma ci aiuterà a essere più competitivi”.

Positivo il commento del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, Ciccio Rizzo: “L’obiettivo è un’armonizzazione tra tutti i porti e una valorizzazione delle specificità di ciascuno. Guardo positivamente a una regia unica nazionale, purché non calpesti l’autonomia delle Autorità”. Rizzo ha aggiunto che la bozza è in fase di approfondimento e che ci sarà spazio per il confronto parlamentare.

Non mancano però le preoccupazioni. Alcuni operatori temono un’eccessiva centralizzazione, con il rischio che piccole attività locali vengano sacrificate a favore di accorpamenti in aree più sviluppate. La riforma, infatti, potrebbe ridimensionare il ruolo delle AdSP, limitandole a funzioni regionali. 

La riforma arriva in un momento in cui il settore portuale italiano cerca di recuperare terreno sulla concorrenza internazionale, con investimenti mirati a potenziare infrastrutture e logistica integrata. Resta da vedere se “Porti d’Italia Spa” riuscirà a bilanciare efficienza nazionale e autonomie locali, senza penalizzare i porti minori. Lunedì il primo passo decisivo.




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FONDAZIONE VERONESI

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