Sull’isola di Salina, nelle Eolie, il Comune di Leni ha preso un’altra strada. Con un’ordinanza del 16 settembre il sindaco Ireneo Giardinello chiede ai proprietari di cani di evitare gli abbai prolungati fra le 21.30 e le 7.30, fino al 31 agosto 2027.
Non vieta l’abbaio di un momento e non vieta di tenere il cane fuori. Chiede di sorvegliarlo, di non lasciarlo da solo all’aperto se abbaia e disturba, di capire perché si agita e, se serve, di farsi aiutare da un veterinario. Il disturbo lo accerta la polizia municipale, che deve annotare luogo, ora, durata e frequenza. La multa va da 2.000 a 20.000 euro.
La cifra ha fatto discutere. Tre residenti hanno scritto al sindaco una lettera aperta che si apre con una frase facile da ricordare, «un cane non si può spegnere», e poi mette in fila un rischio concreto. Per paura di una multa così alta, qualcuno potrebbe chiudere il cane per ore in uno sgabuzzino, metterlo alla catena, sedarlo o abbandonarlo, tutte cose che la legge punisce molto più dell’abbaio. Chiedono criteri chiari per distinguere il cane che abbaia da quello che toglie il sonno ai vicini, multe graduate e un aiuto ai proprietari prima della sanzione.
Gli importi di Leni non sono inventati. Sono esattamente quelli che la legge del 1995 sull’inquinamento acustico prevede per chi non rispetta un’ordinanza urgente contro il rumore: da 2.000 a 20.000 euro. Quella legge permette al sindaco di intervenire in via temporanea sulle emissioni sonore quando lo chiedono «eccezionali ed urgenti necessità» di tutela della salute. Una multa ordinaria per chi viola un’ordinanza del sindaco, invece, va da 25 a 500 euro: è quella che usa Diano Castello.
Sui cani che abbaiano c’è già una sentenza che fa da riferimento. Nel 2018 il sindaco di Savelli, in provincia di Crotone, aveva ordinato a una donna di portare via i cani dal suo terreno, perché l’azienda sanitaria aveva segnalato che l’abbaio di giorno e di notte disturbava il sonno dei vicini. Il TAR della Calabria prima ha sospeso l’ordinanza e poi, nel 2019, l’ha annullata: il potere d’urgenza serve per le situazioni eccezionali e imprevedibili, non per risolvere una lite fra vicini, che ha già i suoi strumenti, e l’ordinanza non aveva nemmeno una scadenza.
Leni non è Savelli. Là c’era un ordine rivolto a una sola persona e senza scadenza, qui c’è una regola per tutto il paese che una scadenza ce l’ha, e prima della multa chiede un accertamento. La domanda che resta aperta è un’altra: se quasi un anno di divieto possa ancora chiamarsi un intervento temporaneo per un’emergenza. Nessuno, per ora, l’ha portata davanti a un giudice.
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