Il passaggio di Tommaso Calderone a Futuro Nazionale segna un nuovo scossone negli equilibri del centrodestra, a poche settimane dalle elezioni politiche.
L’avvocato penalista messinese, eletto nel collegio uninominale alle politiche del 2022 e figura di peso in Sicilia, abbandona Forza Italia per unirsi alla formazione guidata dal generale Roberto Vannacci, che continua a rafforzare la propria pattuglia parlamentare.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, l’accordo sarebbe stato definito sabato sera durante una cena a Orvieto tra Calderone e Vannacci. L’annuncio ufficiale è atteso domani in conferenza stampa, alla presenza del generale, del suo braccio destro Massimiliano Simoni e del capogruppo Edoardo Ziello.
Con Calderone, il gruppo di Futuro Nazionale alla Camera raggiunge quota nove deputati, confermando una crescita costante alimentata da fuoriuscite provenienti soprattutto da Forza Italia e Lega.
Il profilo politico di Calderone
Calderone ha alle spalle una lunga storia nella destra italiana:
- militanza nel Movimento Sociale Italiano;
- adesione ad Alleanza Nazionale dopo la svolta di Fiuggi;
- candidatura nel 2008 con La Destra di Francesco Storace;
- approdo in Forza Italia nel 2014, dove diventa capogruppo all’ARS nel 2019.
Alle regionali del 2017 ottiene 13 mila preferenze tra Messina e provincia, consolidando la sua posizione nel territorio. Nel 2022 vince il collegio uninominale e sceglie il seggio di Montecitorio, rinunciando a quello regionale.
Un segnale per Forza Italia
La defezione di Calderone arriva in un momento delicato per FI, impegnata a difendere la propria rappresentanza territoriale e a contenere le spinte centrifughe. Il passaggio di un deputato siciliano, peraltro con forte radicamento locale, rischia di aprire nuove crepe nel partito.
Il cambio di casacca di Tommaso Calderone non è solo un episodio isolato: è il sintomo di una fase di riassestamento profondo nel centrodestra italiano. Futuro Nazionale continua a crescere e a posizionarsi come polo alternativo, mentre Forza Italia deve fare i conti con una perdita che pesa sia sul piano numerico sia su quello simbolico.






