| COMUNICATO DEL COMITATO EOLIE 20-30 |
Abbiamo letto l’articolo del Quotidiano di Sicilia, che mette sotto “inchiesta” i costi sostenuti per garantire un minimo di assistenza sanitaria nell’Ospedale di Lipari.
Ci chiediamo: ma davvero si può trasformare il diritto alla salute in un problema contabile?
Davvero si vuole far passare il messaggio che curare gli abitanti delle Eolie sia un lusso, un capriccio, un peso economico?
Perché è questo, nei fatti, ciò che traspare dall’articolo: più che un’inchiesta sembrerebbe un’operazione di delegittimazione, al profumo di politica. Si parla di turni coperti con sacrificio e di cifre come se fossero uno scandalo. Ma nessuno parla dei costi reali che stanno pagando i cittadini eoliani ogni giorno:
● famiglie costrette a partire per visite specialistiche,
● anziani che rinunciano alle cure perché non possono permettersi viaggi e pernottamenti,
● cittadini che si rivolgono al privato perché sul territorio non trovano nulla.
Secondo le nostre stime, la popolazione eoliana spende intorno a 17 milioni di euro in un anno tra viaggi, trasferte, esami e visite private fuori dall’isola. Questa è la vera emorragia economica. Non i turni coperti a fatica.
QUATTRO GIORNI SU SETTE SENZA CARDIOLOGI:
La verità, che chi scrive l’articolo non racconta è questa: a Lipari 4 giorni su 7 siamo senza cardiologi e da Giugno rischiamo che sia un 7 su 7, avendo il Papardo già dichiarato che non rinnoverà le convenzioni. Questa non è sanità. Questa è una roulette russa sanitaria. E se a giugno spariranno anche i pochi medici rimasti, come annunciato, sarà chiaro che non siamo davanti a un problema tecnico o organizzativo: sarà un disegno di abbandono e d’induzione allo spopolamento.
LA FRASE PIÙ GRAVE:
La frase riportata nell’articolo è gravissima: “Ogni euro speso per coprire un turno a Lipari è un euro che viene sottratto ad altri servizi della sanità messinese e siciliana. ”Questa frase è indegna di un Paese civile. Perché significa una cosa sola: i cittadini delle Eolie sono considerati meno importanti degli altri. È un messaggio pericoloso, perché legittima l’idea che esistano territori dove la vita vale meno.
Siamo coscienti e ci farebbe enormemente piacere avere medici residenti ed in pianta stabile, ma senza incentivi (previsti ma stranamente erogati solo a pochi medici a quanto ci è stato riferito), senza foresterie o almeno avanzamenti di carriera ai fini pensionistici, l’unica soluzione possibile al momento sono le convenzioni. Ne avevamo proposta una con il Policlinico di Messina e l’Università, resisi subito disponibili, ma alla riunione l’ASP non si è presentata e la nostra Amministrazione non ha voluto seguire inspiegabilmente questo percorso.
LA POLITICA E LE SUE PRESSIONI:
Altro passaggio rilevante dell’articolo ” Alla fine, però, ha prevalso una scelta di sistema su forte pressione politica.”. La politica dovrebbe avere sempre questo ruolo, cioè quello di tutelare i diritti dei cittadini, come in questo caso, il diritto alla salute degli Eoliani.
PREVENZIONE AZZERATA: POI CI DICONO CHE COSTIAMO TROPPO:
La prevenzione sul territorio è stata praticamente cancellata. Visite regolari, controlli, medicina territoriale: tutto ridotto al minimo o pari allo zero. E cosa succede quando non si previene? Succede che si curano le persone solo quando stanno per morire, o in emergenza. E l’emergenza è sempre più costosa della prevenzione. Sempre. Quindi la domanda è semplice: ci state facendo costare di più apposta, per poi dire che costiamo troppo?
MENTRE IN PROVINCIA SI GIOCA A CHI HA L’OSPEDALE PIÙ “CHIC”:
Nel frattempo, nel messinese si assiste a una gara surreale: chi ha l’ospedale più moderno, più attrezzato, più “presentabile”, più lussuoso. Patti, Sant’Agata, Barcellona, Milazzo… tutti competono a colpi di investimenti. Noi invece siamo trattati come cittadini di serie B, come se vivere su un’isola fosse una colpa.
IL PUNTO È UNO: NON ACCETTEREMO DI MORIRE IN SILENZIO:
Non accettiamo più questa narrazione tossica secondo cui l’Ospedale di Lipari sarebbe un problema di bilancio. L’Ospedale di Lipari è un presidio salvavita. E chi lo attacca, senza parlare delle carenze quotidiane, senza parlare dell’assenza di cardiologi, diabetologi, ortopedici, medico radiologo, senza parlare delle famiglie costrette a indebitarsi per curarsi, non sta dando le giuste informazioni. Sta facendo altro, che non riusciamo bene a capire. Forse denunciare queste soluzioni tampone rispetto alla sistemazione definitiva del personale, ma a nostro avviso il taglio dato all’articolo è sbagliato e fuorviante. E la cosa più inquietante è che questi dati, se richiesti dai cittadini tramite accesso agli atti, spesso non arrivano neppure dopo mesi o anni. Quando invece fanno comodo a una narrazione, improvvisamente compaiono in un articolo.
CONCLUSIONE: QUANTO VALE UNA VITA?
Se il ragionamento è: “300.000 euro per coprire turni sono troppi”, allora la domanda è inevitabile: quanto vale una vita umana alle Eolie? Perché se l’alternativa è lasciare un territorio senza cardiologi, senza anestesisti, senza emergenza reale, allora significa che qualcuno sta dicendo che la vita di un eoliano vale meno.
Noi diciamo il contrario:
La vita degli eoliani vale quanto quella di chi vive a Messina, a Palermo, a Milano. Ciò che sta emergendo non è un problema di costi: è un problema di volontà politica. Perché i numeri servono sempre a giustificare una scelta già fatta. E noi questa scelta la leggiamo chiaramente: lasciare le Eolie senza servizi essenziali e abituare la popolazione a rinunciare alle cure.
E noi non ci faremo cancellare con una calcolatrice, Lipari non è un lusso: è Italia.
L’articolo del QdS