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LIPARI – 5 luglio 1959, il giorno in cui il San Lorenzo prese fuoco

Frammento di storia liparese minore. 

Di Salvatore Jacono

Alle due del mattino del 5 luglio 1959, il motoveliero San Lorenzo mollò gli ormeggi dal porto di Messina diretto a Lipari. La notte era pressoché priva di vento, tranne una leggera brezza di terra che accompagnò l’imbarcazione fino a che non si fu allontanata dallo Stretto, e poi fu calma piatta. 

Il motoveliero San Lorenzo era un’imbarcazione di piccolo cabotaggio, a propulsione mista, a vela e a motore, in cui era prevalente la funzione del motore, contrariamente al veliero con motore ausiliario in cui è la vela a prevalere. Era adibito essenzialmente al trasporto di merci tra i porti di Messina e Milazzo ( più raramente di Patti) e quello di Lipari.

In quegli anni, infatti, una buona parte delle merci tra la Sicilia e le Isole Eolie viaggiavano su questo tipo d’imbarcazioni ed il resto sui postali della società Navisarma. Gli armatori del San Lorenzo erano: mio padre, Giovanni Iacono, mio zio, Domenico Iacono, e Giovanni Bonica. 

In quel viaggio il San Lorenzo era al massimo della sua capacità di carico ed avrebbe quindi viaggiato ad una velocità sensibilmente ridotta. Aveva imbarcato derrate alimentari, legname, mobili, bombole di gas e, alla rinfusa, della calce viva per uso edilizio.

Quest’ultima parte del carico si rivelò fatale, perché, a metà circa del tragitto, cominciò ad uscire del fumo dalla parte di prua della stiva a causa, forse, di una infiltrazione d’acqua nella sentina che reagendo con la calce innescò un principio d’incendio. Quando arrivò all’attracco di Sottomonastero, a Lipari, delle fiamme già si alzavano dalla stiva.

L’autorità portuale, per paura di un’esplosione lo fece allontanare dalla banchina; tuttavia molte delle imbarcazioni presenti e tanti volontari si prodigarono per cercare di spegner l’incendio. Quando si vide che tutti i tentativi risultavano inefficaci, si decise di affondarlo aprendo una falla al mascone di dritta. 

Circa un mese dopo, il relitto venne recuperato e trainato in un cantiere di Messina. Dopo un anno, completamente ristrutturato, il San Lorenzo tornò a navigare nel mare delle Eolie. 

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