Caro carburante, dopo gli aerei a rischio anche i traghetti: allarme per Sicilia e Sardegna
Il caro-carburante non minaccia più soltanto il traffico aereo: ora anche navi e traghetti potrebbero subire pesanti ripercussioni nei prossimi mesi. A lanciare l’allarme sono Assarmatori e Confitarma, che temono una possibile riduzione dei collegamenti marittimi, soprattutto verso Sicilia e Sardegna, se la crisi energetica dovesse aggravarsi.
Secondo le associazioni degli armatori, l’aumento dei prezzi dei carburanti – spinto dalle tensioni internazionali e dalla guerra in Iran – sta mettendo sotto pressione un settore già fragile e strategico per la continuità territoriale. Le tratte a lungo raggio verso le isole maggiori risultano le più esposte, mentre sui collegamenti a corto raggio – come le isole minori della Sicilia – potrebbe diminuire la frequenza delle corse. Non si escludono inoltre rincari sui biglietti, con effetti diretti su residenti e turisti.
Gli armatori chiedono al governo interventi urgenti, tra cui un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta per compensare i maggiori costi sostenuti tra marzo e maggio. Senza misure correttive, avvertono, il rischio è quello di una “compromissione dei servizi essenziali”.
Un campanello d’allarme che arriva mentre il settore aereo affronta già le prime difficoltà legate alla scarsità di cherosene. E che, se ignorato, potrebbe trasformarsi in una nuova emergenza per la mobilità del Paese e per le comunità insulari.
Redazione Notiziarioeolie.it








