Tra memoria nostalgica e verità dei fatti, la proprietà dei locali risponde alle polemiche degli ultimi giorni
Negli ultimi giorni il paese non ha parlato d’altro. Post accorati, articoli di stampa, persino interviste televisive: la chiusura dell’edicola libreria è diventata il caso del momento, con la comunità divisa tra rimpianto e indignazione.
La Famiglia Sparacino, proprietaria dei locali, ha scelto fino ad oggi il silenzio. Un silenzio dettato, spiegano, dal rispetto per un luogo che ha significato molto anche per loro. Ma di fronte a ricostruzioni ritenute parziali e a un clima che si è fatto via via più ostile, la famiglia ha deciso di intervenire pubblicamente. Pubblichiamo integralmente la loro dichiarazione.
La dichiarazione
“Negli ultimi giorni abbiamo letto, commentato post accorati, articoli di stampa e persino interviste televisive dedicati alla chiusura dell’edicola libreria del nostro paese.
Comprendiamo la nostalgia e la tristezza di tutti, assolutamente condivisa: anche noi siamo cresciuti tra quei fumetti e quei libri, legati da un affetto sincero a un luogo che ha rappresentato un pezzo della nostra storia comunitaria e alla persona che lo gestiva.
È proprio per questo affetto e per il rispetto della storia che avevamo deciso di stare in silenzio. Ma quando la memoria affettiva lascia il posto alla disinformazione, alla ricostruzione di comodo, alle speculazioni che dipingono la nostra famiglia in modo ingiusto, è doveroso ristabilire la realtà dei fatti.
La crisi di questo spazio non nasce dal Covid, né da un’improvvisa spietatezza della proprietà: è la storia di una difficoltà finanziaria che affonda le sue radici negli anni, ben prima della pandemia. Abbiamo cercato negli anni di fare da cuscinetto, accettando acconti saltuari, mostrando una pazienza che solo un profondo legame poteva giustificare. Abbiamo proposto soluzioni alternative, come il ridimensionamento dei locali, e tentato transazioni, mediazioni, discussioni con l’aiuto e la presenza di professionisti competenti da una parte e dall’altra. Ma ogni mano tesa è stata respinta.
È facile vedere i difensori della cultura sulle pagine dei giornali, o i leoni da tastiera pronti a inveire contro di noi: fa sempre grande effetto la scena del furgone, l’immagine della ‘vittima resistente’ buttata in strada da ‘proprietari senza scrupoli’. È altrettanto facile leggere proclami di chi sfrutta le emozioni per vendere di più, ed è facile, per intellettuali e imprenditori locali, scoprirsi paladini della cultura a cose fatte. Ne vogliamo parlare? Per anni vi siete serviti di questo posto, conoscendone le difficoltà. Fare oggi i mecenati con il portafoglio, i sacrifici e la vita degli altri è a dir poco fuori luogo.
Mimmo non ha mai avuto aiuto da nessuno. La vera solidarietà, in tutti questi anni, l’abbiamo data noi, in silenzio e a nostre spese. È tempo che questa gogna mediatica e di paese finisca.
Non cerchiamo commiserazione. Esigiamo rispetto per il nostro lavoro, per i nostri cari, per i nostri figli e per la verità.”
La Famiglia Sparacino






