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TRASPORTI – Sicilia, corsa agli aeroporti: dopo Milazzo, il mirino si sposta su Agrigento

Sicilia, corsa agli aeroporti: dopo Milazzo, il mirino si sposta su Agrigento. Schifani: «Tema rilevante, ma serve concertazione»

La Regione chiede prudenza e metodo. Intanto il Piano Nazionale degli Aeroporti include ufficialmente lo scalo agrigentino tra le infrastrutture strategiche al 2035. Un’isola in cerca di connettività. 

La Sicilia vuole volare. E lo vuole fare davvero, non solo in senso metaforico. Nell’arco di pochi mesi, l’isola è diventata il palcoscenico di non uno ma due grandi progetti aeroportuali che puntano a ridisegnare la mappa della connettività regionale e mediterranea. Prima il Messinese, ora Agrigento. Il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: i trasporti aerei non sono più un lusso riservato alle grandi città, ma una necessità strutturale per ogni realtà turistica e culturale di rilievo.

Il precedente messinese: l’Aeroporto del Mediterraneo tra Milazzo, Merì e Barcellona

Tutto ha preso slancio con il progetto dell’Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo, che dovrebbe sorgere tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto, con un’inaugurazione e primo volo previsti entro due anni e mezzo, secondo le dichiarazioni del CEO della Sciara Holding LTD & Partners, Fabio Bertolotti. Un progetto ambizioso, pensato con una visione strategica ben precisa: posizionarsi come l’unico scalo specializzato nel settore Cargo e nei voli a lungo raggio di tutto il Sud Italia, con una pista da 4.000 metri idonea ai grandi vettori intercontinentali, un outlet con 210 negozi, un hotel a 5 stelle con almeno 400 camere e un impianto fotovoltaico da 400 MW/h per l’autonomia energetica.

L’intero progetto è stato illustrato pubblicamente nel corso di una conferenza dei servizi tenutasi il 15 maggio 2026 presso la Sala Nobile del Palazzo d’Amico di Milazzo, occasione in cui è stata ufficializzata l’apertura della manifestazione pubblica di interesse. Elemento non secondario: la realizzazione dell’infrastruttura non prevede alcun utilizzo di risorse pubbliche, né comporta costi diretti o indiretti per la collettività.

La svolta per Agrigento: nel Piano Nazionale degli Aeroporti

Ma è nel cuore della Sicilia centro-meridionale che le notizie degli ultimi giorni hanno assunto un peso ancora maggiore. Lo scalo di Agrigento è stato ufficialmente inserito nel Piano Nazionale degli Aeroporti, con l’annuncio arrivato direttamente dal Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il quale ha delineato la strategia di sviluppo del settore fino al 2035. Durante la presentazione del nuovo Piano, Salvini ha citato esplicitamente lo scalo agrigentino tra le infrastrutture da sviluppare entro il 2035, nell’ambito di 13 reti territoriali strategiche pensate per portare il traffico passeggeri dagli attuali 230 milioni a 300 milioni annui.

Un risultato atteso da anni. La realizzazione di un aeroporto ad Agrigento, a lungo considerata un’utopia, ha preso forma grazie all’invio dello studio di fattibilità al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, completato con le integrazioni tecniche richieste. Il percorso, non privo di ostacoli burocratici, ha visto il lavoro congiunto del Libero Consorzio Comunale e del deputato Calogero Pisano, promotore dell’iniziativa parlamentare che attraverso l’articolo 8-bis del DL Sud ha inserito l’opera nel quadro normativo nazionale.

Schifani frena sull’entusiasmo: «Prima i dati, poi le decisioni»

A stemperare gli entusiasmi, con il pragmatismo istituzionale che gli è proprio, è intervenuto il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Interpellato dall’ANSA, Schifani ha riconosciuto il valore strategico dell’opera ma ha posto paletti chiari: «Si tratta di un tema certamente rilevante per il territorio, che merita di essere affrontato con la dovuta attenzione, attraverso una programmazione basata su dati concreti».

Il Governatore ha rivendicato il ruolo centrale della Regione nel processo decisionale, ribadendo che «iniziative di tale portata devono potersi sviluppare nell’ambito di una piena e costruttiva concertazione con la Regione Siciliana». E sulle incognite ancora aperte è stato esplicito: «Sarà utile approfondire con chiarezza le eventuali fonti di finanziamento, la sostenibilità economica dell’opera, le stime sui flussi di passeggeri, i costi di gestione e mantenimento della struttura, così da valutarne al meglio l’effettiva utilità e l’integrazione con la rete aeroportuale già presente in Sicilia».

Una posizione che non chiude la porta al progetto, ma ne subordina l’avanzamento a una valutazione tecnica approfondita. Schifani ha infine annunciato di voler attendere «ulteriori e più precisi dettagli sul progetto da parte del Ministero delle Infrastrutture», prima di esprimere una posizione definitiva.

Una rete da costruire: la Sicilia verso il settimo aeroporto?

Il nodo è reale. Se il progetto agrigentino dovesse andare in porto, la Sicilia si appresterebbe a ospitare il suo settimo scalo aeroportuale, completando una rete che attualmente conta Palermo Punta Raisi, Trapani Birgi, Catania Fontanarossa, Comiso, Lampedusa e Pantelleria. Una rete che, va detto, presenta già evidenti squilibri territoriali: intere province, tra cui quella agrigentina, restano oggi a ore di distanza da qualsiasi scalo.

Oggi Agrigento dipende da tre aeroporti distanti: Palermo a circa 154-170 km, Catania a circa 160-168 km e Comiso a circa 115-120 km, tutti raggiungibili con tempistiche che si aggirano tra le due e le tre ore su gomma. Un gap infrastrutturale che penalizza non solo i residenti, ma l’intera filiera turistica che ruota attorno alla Valle dei Templi, al patrimonio UNESCO e a un litorale di straordinaria bellezza ancora largamente sottoesposto ai flussi internazionali.

Isole Eolie: uno sguardo vicino alla questione

Anche per le Isole Eolie, la questione dei collegamenti aerei non è estranea. Chi vive e lavora sulle isole conosce bene il peso della dipendenza dai traghetti e dagli aliscafi, con le inevitabili interruzioni stagionali e i disagi per residenti e turisti. Il dibattito che si apre attorno ai nuovi scali siciliani non può non toccare anche chi abita i territori di mezzo, come le comunità insulari del Tirreno meridionale, che guardano con interesse a qualsiasi miglioramento della connettività regionale.

La Sicilia del futuro passa attraverso i cieli. La sfida è costruire una rete coerente, sostenibile e davvero al servizio del territorio — non una somma di ambizioni locali, ma un sistema integrato capace di valorizzare ogni angolo di questa terra straordinaria.


Redazionale NotiziarioIsoleEolie.it

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