Il documentario “Searching for Sugar Man” è stato proiettato ieri sera nell’ambito della rassegna “Racconti d’estate – Cinema in piazza”, giunta alla sua settima edizione, suscitando profonda emozione nel pubblico presente.
Un’occasione per riscoprire, sotto le stelle, una delle storie più straordinarie della musica del Novecento.
C’è una storia, nella musica del Novecento, che sembra scritta apposta per smentire ogni logica dello spettacolo. È quella di Sixto Diaz Rodriguez, operaio di Detroit figlio di immigrati messicani, che negli anni Settanta incise due dischi — “Cold Fact” e “Coming from Reality” — accolti da un silenzio quasi totale in patria.
Falliti commercialmente, dimenticati, archiviati. Rodriguez tornò a lavorare nei cantieri, si candidò persino a un consiglio comunale, e visse per quarant’anni nella stessa casa di Detroit, senza telefono, senza auto, senza sapere che dall’altra parte dell’oceano stava accadendo qualcosa di straordinario.
In Sudafrica, dove le sue cassette erano arrivate quasi per caso, la sua musica era diventata un inno. I testi di Rodriguez, carichi di osservazione sociale e insofferenza per l’ingiustizia, si trasformarono nella colonna sonora di una generazione di giovani bianchi che si opponevano all’apartheid. Vendette, si dice, più dischi di Elvis Presley in quel paese — restando totalmente ignaro della propria fama, mentre in patria circolava persino la leggenda che si fosse tolto la vita sul palco.
È una storia che ribalta ogni narrazione consueta sul successo. Rodriguez non rincorse mai la celebrità: fu la celebrità, semmai, a dover attraversare un oceano e trent’anni di silenzio per trovarlo. Quando nel 1997 un fan sudafricano riuscì finalmente a rintracciarlo, l’uomo che tutti credevano morto era semplicemente lì, a Detroit, dove era sempre stato.
Il resto è storia nota: il documentario, uscito nel 2012 e premiato con l’Oscar l’anno successivo, restituì al mondo — e finalmente anche all’America — un artista che aveva continuato a esistere ai margini, senza amarezza, senza rivendicazioni gridate. Quando i soldi delle royalties arretrate arrivarono, li distribuì quasi tutti a figlie e amici. “Per me basta avere del cibo, dei vestiti puliti e un letto”, disse.
Rodriguez è morto l’8 agosto 2023, a 81 anni. Ma quello che lascia non è soltanto un pugno di canzoni bellissime, da “Sugar Man” a “Crucify Your Mind”. Lascia soprattutto un’idea scomoda, in tempi di visibilità coltivata a ogni costo: che il valore di un’opera non coincide necessariamente con il suo riconoscimento, e che a volte la dignità più autentica sta proprio nel continuare a essere se stessi, anche quando il mondo ha smesso di guardare.
Non stupisce, allora, che la proiezione di ieri sera in piazza abbia lasciato il segno: certe storie, quando vengono raccontate bene, continuano a commuovere ogni volta come fosse la prima.
Racconti d’estate – Cinema in piazza: Searching for Sugar Man






