Ci sono luoghi che il cinema non abbandona mai. Salina è uno di questi: un’isola che continua a respirare insieme al ricordo di Massimo Troisi, come se Il Postino fosse ancora lì, tra il vento di Pollara e le strade che scendono verso il mare.
Un legame profondo, che oggi si rinnova con un gesto semplice ma potentissimo: il restauro dell’installazione “Oltre il tempo”, la bicicletta e il manifesto del film che da oltre dieci anni accolgono viaggiatori e cinefili sul lungomare di Santa Marina.
L’opera, realizzata dall’artista Antonello Arena e inaugurata nel 2013 insieme a Maria Grazia Cucinotta, è diventata un simbolo dell’isola. Il sole, il sale e il vento l’avevano consumata, ma non il suo significato. Così, nel quindicesimo anniversario del Premio Troisi, il Comune guidato da Domenico Arabia e il Marefestival hanno scelto di restituirle nuova vita.
La madrina del festival, ancora una volta la Cucinotta, ha riaperto idealmente quel varco nella memoria collettiva che Salina custodisce con orgoglio.
Un festival che racconta un’isola e la sua identità
Il Marefestival, nato dall’intuizione del giornalista Massimiliano Cavaleri insieme a Patrizia Casale e Francesco Cappello, non è solo una rassegna cinematografica: è un percorso culturale che ha trasformato l’isola in una vera “casa della memoria” dedicata a Troisi.
Intitolare all’attore il lungomare vicino all’approdo degli aliscafi fu il primo passo. Da allora, ogni edizione ha aggiunto un tassello a una storia che oggi appartiene a tutta la comunità eoliana.
Per celebrare i quindici anni del premio, Cavaleri presenta anche il cortometraggio “Viva Troisi”, primo capitolo di un documentario più ampio che racconterà la crescita del festival e il suo ruolo nel panorama culturale siciliano.
Un mosaico di immagini, testimonianze e ricordi che restituisce non solo il rapporto tra Salina e Troisi, ma anche l’evoluzione di un evento nato quasi in punta di piedi e diventato un appuntamento riconosciuto a livello nazionale.
Gli omaggi: da Cucinotta a Ferrara, la memoria che continua
Tra gli ospiti più attesi c’è ancora Maria Grazia Cucinotta, ma uno dei momenti più toccanti è dedicato a Gerardo Ferrara, la controfigura di Troisi nelle scene in bicicletta.
Fu lui a pedalare tra Salina e Procida quando le condizioni di salute dell’attore non gli permettevano più di affrontare gli sforzi del set. Un ruolo silenzioso, quasi invisibile, ma fondamentale.
Ferrara riceve un riconoscimento speciale, accompagnato dalla lettera che Troisi gli scrisse dopo le riprese: un frammento di gratitudine che oggi diventa memoria condivisa.
Pollara, il finale più naturale
La chiusura del Premio Troisi 2026 avverrà a Pollara, forse il luogo che più di ogni altro conserva l’anima del film.
Nella piazzetta affacciata sul mare, la compagnia teatrale “Tabularasa” porterà in scena una versione teatrale de Il Postino, intrecciando musica, recitazione e tradizione popolare.
Con i murales di Troisi e Philippe Noiret sullo sfondo e il tramonto che incendia le scogliere, sarà difficile immaginare un palcoscenico più autentico.
Un’eredità che vive nel presente
Il vero miracolo di Salina è questo: non limitarsi a ricordare Troisi, ma farlo vivere nel presente dell’isola.
Qui l’attore non è solo il protagonista di un capolavoro del cinema italiano. È diventato un abitante invisibile, una presenza che accompagna chi arriva e chi riparte, un filo che unisce generazioni diverse attraverso un film che continua a parlare.
E il Marefestival, anno dopo anno, continua a custodire e rinnovare questo legame, trasformando la memoria in cultura, e la cultura in identità.
Il Mare Festival Salina Premio Troisi compie 15 anni
La kermesse è entrata nel vivo. Tra i protagonisti Rory Quattrocchi e Marco Risi
Servizio della TGR3 Sicilia
[Foto Messinatoday]






