Si continua a confondere volutamente i piani, sperando che i cittadini cadano nell’equivoco.
L’“accesso agli atti” non significa – come l’opposizione tenta maldestramente di far credere – che quei documenti siano falsi o sospetti. È un diritto di visione, non un giudizio di merito. Eppure si prova a insinuare che la semplice richiesta di atti implichi automaticamente irregolarità. Una forzatura evidente, che rivela più l’intenzione politica di chi la propone che la realtà dei fatti.
Noi la sentenza la accettiamo senza commentarla, com’è doveroso in uno Stato di diritto. Quello che invece respingiamo, da cittadini responsabili, è il tentativo di attribuire a quella sentenza un significato che non ha.
Nessun tribunale ha mai parlato di atti falsi, di opacità o di irregolarità. Chi oggi lo suggerisce o lo lascia intendere sta semplicemente cercando di costruire un caso politico dove non esiste.
La verità è che il Presidente del Consiglio ha sommerso il dirigente del servizio idrico di richieste continue, ridondanti e sproporzionate, tutte concentrate nello stesso periodo, quasi come se ci fosse un piano preciso: creare un ingorgo amministrativo e poi accusare l’Amministrazione del traffico che loro stessi hanno provocato.
Una sorta di “ingorgo programmato”, sapendo perfettamente che quell’ufficio è composto da una sola persona, stracarica di lavoro gravoso e che quel carico avrebbe inevitabilmente rallentato il lavoro sul bilancio. Non era trasparenza: era ostruzionismo.
I fatti, però, sono testardi: il bilancio è stato approvato regolarmente e il ricorso al TAR presentato dallo stesso Presidente del Consiglio – quello in cui chiedeva addirittura l’annullamento dell’approvazione del bilancio – è stato respinto su tutta la linea.
Curioso, però, che questa sentenza del TAR di pochi giorni fa’ sia sparita dal racconto pubblico del Presidente, mentre quella sull’accesso agli atti viene sbandierata come un trofeo. Una dimenticanza? Una selezione creativa? O forse un caso di “memoria a intermittenza”, che si attiva solo quando conviene.
E poi c’è un dettaglio che ormai sfiora il comico: ogni volta che l’opposizione tenta di “imbrogliare” i fatti, finisce per imbrogliare se stessa. Nel tentativo di costruire ombre, si rivelano per quello che sono. È quasi un talento: provano a incastrare gli altri e finiscono puntualmente per incastrarsi da soli. E più insistono, più la malafede diventa evidente.
Servono altri esempi per misurare il livello di credibilità? Direi che la realtà si commenta da sola.
Basta con le insinuazioni e le narrazioni distorte. Lipari merita rispetto delle istituzioni tramite un confronto politico usato invece ostinatamente da oltre tre anni come strumento di lotta personale.