Il Washington Post rilancia un reportage dell’Associated Press dedicato alla presenza dei medici cubani negli ospedali della Calabria, descritta come una delle poche regioni europee in cui Cuba invia professionisti sanitari nell’ambito di un programma che gli Stati Uniti vorrebbero interrompere.
Secondo il servizio, oggi in Calabria operano 320 medici cubani, arrivati grazie all’accordo promosso dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, per far fronte alla grave carenza di personale che aveva portato alla chiusura di reparti e a situazioni di emergenza nei pronto soccorso.
Le testimonianze raccolte dall’AP raccontano il cambio di passo: il primario Francesco Moschella ricorda come prima dell’arrivo dei medici cubani fosse costretto a gestire da solo il pronto soccorso di Polistena; il medico cubano Arevalo Cruz sottolinea la drastica riduzione dei tempi di attesa, passati da otto‑dodici ore a meno di un’ora.
Il reportage ricostruisce anche il confronto con gli Stati Uniti: esponenti dell’amministrazione americana, tra cui il senatore Marco Rubio, hanno definito le missioni mediche cubane “una forma di tratta di esseri umani”, sostenendo che il governo dell’Avana trattenga gran parte degli stipendi dei professionisti. Una posizione ribadita dal Dipartimento di Stato.
Occhiuto, intervistato dall’AP, afferma di aver ricevuto pressioni sia durante l’amministrazione Biden sia sotto quella Trump, ma di aver spiegato ai rappresentanti statunitensi che la priorità resta tenere aperti gli ospedali e garantire il funzionamento del sistema sanitario regionale.
[Foto GdS]






