Perché il mare ha tanta acqua?
Per separarci da tutto ciò che abbiamo voluto, diceva la ballaora Carmen Amaya.
Così l’avranno sentito migliaia di immigrati attraversando quel mare, come quelle donne, le bisnonne, le nonne, le madri, le figlie e le nipoti delle storie che ci sono state affidate.
Ero in una residenza artistica a Montevideo nel marzo 2019. Convocate dalle coordinatrici del Collettivo Donna Migrante In Off, Veronica Caissiols Torcello e Maria Clara Vázquez Viñas, abbiamo ascoltato storie che ci hanno raccontato lo strappo dell’esilio ma anche la potenza di inventare una nuova vita nella nuova terra.
Insieme a Manuel Machuca abbiamo cercato di trovare le parole che fossero all’altezza del coraggio di quelle vite.
Condividere la gioia della riedizione a Siviglia del libro che raccoglie queste storie. Donne in movimento, con narrazioni di Manuel Machuca, fotografie di Maria Emilia Parola e poesie di una sottoscritta.
Questo mare mio
quest’aria umida, mia
e il mio nome
Anche se non riesco a pronunciarlo
sulla bara…
è mio.
Mahmud Darwish
I lituani hanno portato la foto di Stalin,
Dicevano che li avevo salvati,
i polacchi, quella dei loro nonni,
Gli armeni sono stati fatti da un catorcio
con un pezzo di pane e formaggio,
la nipote di cui si è imbarcata nel porto greco,
un orsacchiotto marrone e il suo cuscino
tutta
la fame
la vedova venuta dal paese in guerra,
i gradini della jota, il galiziano
e un coltello che gli affonda nel petto
l’odore del mare
I bambini della Siria
non portano niente.
Urlano acqua
fino a che a forza di ripetere,
corrono nudi
sotto il diluvio.
Silvia Tocco
Immagine di Maria Emilia Parola @maria.emi.lia