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83° Anniversario dell’affondamento del Santamarina: le Eolie ricordano la loro tragedia più grande

9 maggio 1943 – Il piroscafo Santamarina, al comando di Onofrio Basile, parte da Lipari diretto a Milazzo con circa 200 passeggeri, in gran parte giovani chiamati alle visite di leva. Alle 15:45, a circa 6 miglia a sud-est di Lipari, il sommergibile britannico del comandante Turner lancia 3 siluri colpendo la fiancata sinistra della nave. Due siluri vanno a segno, il terzo esplode sull’isola di Vulcano. Il piroscafo affonda in meno di un minuto. Muoiono 62 persone tra equipaggio, militari e civili, molti dei quali isolani eoliani. Alcuni corpi vengono ritrovati mesi dopo sulla spiaggia di Barcellona Pozzo di Gotto e sepolti nel cimitero locale. Turner aveva scambiato la nave passeggeri per un’unità ausiliaria militare. 

83° Anniversario dell’affondamento del Santamarina: le Eolie ricordano la loro tragedia più grande

Isole Eolie, 9 maggio 2026 – Ottantatré anni. Tanti ne sono trascorsi da quel pomeriggio del 9 maggio 1943 in cui il mare delle Eolie si trasformò in teatro della più grande tragedia mai vissuta da queste isole. Il piroscafo Santamarina, partito da Lipari alle 15:10 diretto a Milazzo, fu silurato da un sommergibile britannico e affondò in meno di un minuto, portando con sé 62 vite umane. Oggi, come ogni anno, Lipari e Santa Marina Salina si fermano per ricordare. 

Una partenza come tante, una fine come nessun’altra

Era un pomeriggio ordinario di guerra. Il comandante Onofrio Basile aveva dato l’ordine di manovra, l’elica aveva cominciato a spingere le 763 tonnellate del Santamarina verso la rotta di Milazzo. A bordo, circa 200 persone: marinai, civili, e soprattutto tanti giovani isolani convocati ai distretti militari per le visite di leva. Qualcuno giocava a carte nei saloni interni. Qualcuno stava all’aria aperta sul ponte in legno. 

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A poche miglia da Lipari, il comandante Turner del sommergibile britannico aveva già il piroscafo nel mirino del suo periscopio. Lo aveva annotato nel libro di bordo ore prima, scambiandolo per una nave ausiliaria militare leggera — probabilmente ingannato dalla presenza di piccoli pezzi di artiglieria difensiva a prora e poppa. Alle 15:24 diede l’ordine di attaccare. Tre siluri furono lanciati dalla posizione 38°25′ N – 15°03′ E contro la fiancata sinistra della nave.

Due colpirono in pieno. Il terzo andò a esplodere sull’isola di Vulcano. 

«Il piroscafo è affondato in meno di un minuto»

A raccontare quegli istanti con parole che ancora fanno tremare è la deposizione del capo fuochista Angelo Natoli, miracolosamente sopravvissuto, rilasciata alla Capitaneria di Porto il 10 maggio 1943 e conservata preziosamente dal figlio Aldo. Un documento storico unico, che il Notiziario pubblicò in esclusiva tre anni fa per l’80° anniversario.

Natoli descrive l’esplosione improvvisa, il ponte di comando saltato in aria con il comandante e tutto il personale di servizio, la nave spezzata quasi al centro con prua e poppa già sollevate verso il cielo, l’elica che girava ancora a vuoto nel vuoto. E poi il mare pieno di persone che chiedevano aiuto, molte delle quali scomparvero in pochi istanti, inesperte del nuoto e senza nulla a cui aggrapparsi.

Dal racconto del ricercatore Giuseppe Cirino emerge un dettaglio straziante: nelle cabine di poppa, alcuni marinai balzati dalle cuccette cercarono di uscire ma le porte non si aprivano più, deformate dall’impatto. Chi poté si lanciò in mare dagli oblò. Molti non ebbero scampo. 

62 nomi che non vanno dimenticati

Tra le vittime, molti figli di queste isole: Giovanni Beninati di Lipari, Domenico Barca di Pianoconte, Giuseppe Portelli di Canneto, Antonino Spanò di Canneto, Felice Natoli di Santa Marina Salina, Marino Bongiorno di Santa Marina Salina, Iolanda Currò di Acquacalda, Giulia Pistoresi di Lipari, e tanti altri — tra civili, militari ed equipaggio — provenienti da tutto il Meridione.

Il ricercatore Antonio Famularo scoprì che nel giugno del 1943 alcuni pescatori di Barcellona Pozzo di Gotto ritrovarono sulla battigia corpi e resti umani trascinati dalle correnti. Il Comune di Barcellona li seppellì con dignità nel cimitero locale: undici lapidi, cinque delle quali recano solo la scritta Italiano Ignoto

Una memoria che chiede ancora un monumento

Anno dopo anno, la comunità eoliana si raccoglie in preghiera. A Santa Marina Salina con la Santa Messa, a Lipari con la deposizione di una corona di fiori in mare al largo di Vulcano, nel punto esatto in cui il Santamarina scomparve sotto le onde.

La richiesta che Aldo Natoli, figlio del sopravvissuto, porta avanti da anni rimane aperta: che il Comune di Lipari eriga un monumento permanente — a Sottomonastero o a Marina Corta — capace di custodire per sempre questa memoria. Un luogo fisico dove chi non c’era possa fermarsi, leggere quei nomi, e capire cosa accadde in quel mare un pomeriggio di maggio di 83 anni fa.

Perché il mare delle Eolie è bello, è blu, è casa. Ma ha anche una storia che non si può dimenticare. 

«Mai più la guerra.»

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Comune di Santa Marina Salina Commemorazione delle vittime dell' dell'affondamento del piroscafo Santa Marina Domenica 10 maggio 2026 Chiesa di Santa Marina -Santa Marina Salina ore 17:30 Funzione religiosa in suffragio delle vittime A seguire Lettura Poesia Sig.ra Leanza Deposizione Corona di Alloro alla base del monumento alla Memoria in Piazza S S.Marina La cittadinanza è invitata a partecipare ไมูหา"


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