I costi visibili dell’insularità ed i costi occulti, l’ANCIM* chiede misure concrete per le isole.
Chi vive ed opera in un’isola, soprattutto minore, ha una serie di dipendenze logistiche, amministrative ed economiche che ingenerano un extra costo “strutturale”.
Gli aspetti più noti sono quelli legati al trasporto, ogni bene di consumo o materiale di produzione deve affrontare un doppio tragitto (continente – isola madre ed a volte continente – isola madre ed isola minore come il caso di Sardegna e Sicilia).
Questo fattore ingenera sovrapprezzo di beni e di materiali che può andare dal 20% al 40% rispetto alla costa più vicina. Questo elemento viene rilevato quando si fanno delle analisi, ma poi viene dimenticato quando negli appalti pubblici si parla di costi medi per valutare la congruità dell’offerta e si dimentica che per le isole quei costi sono superiori in partenza e quindi va fatta una diversa pesatura dei costi nella valutazione di congruità.
Se poi si va a fare una valutazione sulle ricadute di questo sovrapprezzo nelle famiglie, emerge il costo occulto del potere di acquisto di un cittadino isolano che, a parità di stipendio o di reddito di un cittadino della terraferma, può avere beni e servizi ridotti ed il suo fine mese è più corto.
Andando poi a valutare il caro-tariffe e viaggi si rileva che essi, in alcuni casi i biglietti marittimi ed i noli merci fanno registrare impennate fino all’80-84% rispetto al 2022 penalizzando la vita quotidiana ma anche la competitività delle piccole imprese insulari.
La penalizzazione nella vita quotidiana influisce sulla mobilità sanitaria in entrata: presenza di medici, di infermieri che, facendo una valutazione remunerazione-costi, li porta a scartare la sede insulare perché troppo onerosa finanziariamente.
Da qui le soluzioni che vengono avanzate: progressione di carriera migliori per chi presta servizio nelle isole, incentivi finanziari premiali, incentivi sugli alloggi e quindi l’uso di strutture demaniali da assegnare ai Comuni perché li finalizzino a questo scopo. I Comuni si impegnano in questa direzione, ma spesso si scontrano con una normativa che non prevede priorità per questo scopo.
Mobilità in uscita generata da una serie di misure quali chiusura dei punti nascita, riduzione dei servizi sanitari generali che costringono i cittadini insulari a veri e propri “viaggi della salute”. Questa rappresenta una spesa viva non monetizzata né sufficientemente valutata e che possiamo annoverare tra i costi occulti.
Anche qui gli insulari diventano di categoria B perché rinunciano a curarsi se non possono iscrivere nel loro bilancio familiare le spese: analisi e terapia con la conseguenza che venendo meno la prevenzione aumentano le patologie ed, in definitiva, i costi della sanità.
La limitazione dei servizi, sembrerebbe, ad una valutazione superficiale, che si ingenerino risparmi ma di fatto si verifica il contrario e cioè un aumento di spesa.
Anche la chiusura delle sezioni distaccate dei Tribunali di Portoferraio, Ischia e Lipari al Ministro del tempo era sembrato un risparmio di sedi e di personale ma non aveva considerato l’aggravio di spese per portare i detenuti al tribunale di riferimento e riportarli nel carcere presso l’isola.
Non si è considerato che si allontanava la giustizia dai cittadini insulari costretti ad affrontare perdite di tempo e viaggi onerosi. C’è stato un parziale ravvedimento operoso prorogando di anno in anno le suddette sedi e non provvedendo a ripristinarle in via definitiva.
Anche qui si registrano i costi occulti dell’insularità.
La scuola, poi, è un altro malus nella teoria “il diritto a rimanere” perché in quelle isole dove mancano gli istituti superiori, sia i ragazzi che le famiglie – laddove possono – si trasferiscono sulla terraferma. Trasferimento che spesso diventa definitivo perché la radicalizzazione in un certo territorio porta alla restanza in quel territorio perché trovano possibilità occupazionali legate agli studi effettuati.
Anche il servizio rifiuti è per i cittadini isolani più oneroso perché bisogna calcolare le difficoltà della raccolta e soprattutto il trasferimento sulla terraferma, inoltre il servizio è gravato anche dal costo dello smaltimento di rifiuti non prodotto dai residenti. Anche questo lo possiamo annoverare tra i costi occulti. Spesso anche il trasporto dei medicinali verso le isole è gravato da un sovrapprezzo richiesto dalle compagnie per portare il piccolo pacco dalla terraferma sull’isola.
Queste parziali riflessioni sono fatte perché trovino soluzioni sia nella legge di bilancio e sia nella nuova strategia per le isole che è allo studio dell’Unione Europea.
Non sempre i problemi esposti necessitano di finanza aggiuntiva ma di finanza meglio dedicata e di maggiore flessibilità nell’attuazione delle norme.
Ci si attende, sia a livello regionale, nazionale ed europeo che non ci si limiti a documenti di esercizio diagnostico, ma vengano adottati impegni operativi e misure concrete e con un chiaro calendario di attuazione.
La creazione di una vera e diffusa “mentalità dell’insularità” dovrebbe portare ad una valutazione anche della diversità dei territori insulari e nel contempo alla adozione di misure coerenti con le realtà in cui si interviene, favorendo un approccio integrato e basato sul luogo.
Venga attuato un quadro di governance inclusivo, multilivello e partecipativo che garantisca il coinvolgimento delle autorità insulari e dei cittadini e garantiti meccanismi concreti di compensazione degli svantaggi strutturali permanenti dell’insularità.
Dott.ssa Gian Piera Usai
Segretaria Generale *ANCIM*ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) fu fondata ufficialmente l’8 giugno 1986 all’isola del Giglio. Rappresenta 35 comuni nei quali sono residenti oltre 200.000 persone che, come noto, divengono milioni durante la stagione estiva.







