Un intervento definito “al limite dell’impossibile” ha evitato una tragedia a Pollara, nel comune di Malfa, dove due turisti russi sono rimasti intrappolati su una parete ripidissima e friabile, a picco sul mare.
Partiti dalla spiaggia e risaliti lungo la falesia, i due escursionisti si sono ritrovati in bilico sopra il burrone, incapaci di proseguire o tornare indietro: ogni passo avrebbe potuto trasformarsi in una caduta fatale.
A salvarli è stato Elio Benenati, sovrintendente della Polizia provinciale e responsabile della Riserva Naturale Orientata Monte delle Felci e Monte Porri, figura da anni impegnata nella tutela del territorio e protagonista di numerosi interventi di soccorso nelle Eolie. Conoscitore profondo di ogni sentiero e canalone dell’isola, Benenati ha affrontato una parete estremamente instabile, dove anche un singolo movimento poteva provocare il distacco di materiale e mettere a rischio la sua stessa sicurezza.
Secondo quanto riportato, l’operazione si è svolta in condizioni eccezionalmente pericolose: i due turisti erano “sopra il burrone”, in una posizione che non consentiva margini di errore. Benenati è riuscito a raggiungerli, metterli in sicurezza e riportarli a terra, tra gli applausi dei presenti.
L’intervento conferma ancora una volta il ruolo fondamentale svolto da chi opera quotidianamente nella protezione del territorio e nella sicurezza degli escursionisti. Le falesie di Pollara, tra le più suggestive dell’arcipelago, sono anche tra le più insidiose: la friabilità della roccia e la verticalità dei pendii richiedono prudenza assoluta e conoscenza dei percorsi.
Grazie alla prontezza, all’esperienza e al coraggio di Elio Benenati, la giornata si è conclusa senza conseguenze, trasformando un potenziale dramma in un salvataggio che merita di essere raccontato.
Elio Benenti racconta i minuti di paura vissuti sulla falesia
«Alle 13 mi ha chiamato il sindaco di Malfa: a Pollara una coppia di stranieri si era arrampicata su un burrone, forse per curiosità, forse per scattare qualche fotografia. Appena arrivato sul posto, guardando dall’alto, ho visto sotto un centinaio di persone tra bagnanti e persone in barca che osservavano la scena e gridavano. C’erano già il sindaco, un vigile e la segretaria del Comune di Malfa.
Invece di scendere dove si trovavano i due ragazzi, mi sono portato subito sulla falesia: avevo con me, per esperienza, due corde. Li ho visti immediatamente in pericolo e ho cercato di tranquillizzarli, ma non c’è stato verso: si aggrappavano l’uno all’altra cercando di aiutarsi a vicenda, e più si muovevano più il rischio aumentava.
Non ho esitato: ho legato una corda a una radice, probabilmente l’unico appiglio disponibile, e mi sono calato con una corda di 30 metri. Ho soccorso prima la ragazza, poi il ragazzo. Dopo averli portati entrambi in salvo sulla strada, mi sono sentito male: lo sforzo, il caldo, la tensione per il rischio che la radice potesse cedere da un momento all’altro. Alla fine non riuscivo più nemmeno a camminare per tornare a Santa Marina.
Il sindaco mi ha accompagnato al 118 per un controllo generale: il medico ha accertato che il calo era dovuto a uno sforzo fisico eccessivo, unito a un po’ di paura, che ovviamente in momenti così può starci. Carabinieri e Capitaneria di Porto erano stati avvisati e pronti a intervenire in caso di necessità».






