Gentile Redazione,
Di seguito una riflessione nata dall’amarezza e dal profondo amore che provo per la mia terra, dopo aver vissuto i giorni di Ferragosto a Vulcano. Sono siciliana di nascita ma vivo fuori, torno tuttavia appena posso e frequento l’arcipelago da anni, un legame che mi permette di vedere chiaramente come queste isole stiano cambiando.
Il testo tocca il tema delicato del turismo di massa e della perdita di rispetto per la fragilità delle Eolie, chiudendosi con un parallelismo legato al recente risveglio dell’Etna.
Sarei davvero felice se ritenesse opportuno ospitare questo mio pensiero sulle pagine del Suo “Notiziario”, dando voce a chi crede che la bellezza della Sicilia vada protetta e non semplicemente consumata. Resto a disposizione e La ringrazio per l’attenzione e per il prezioso lavoro di informazione che svolgete per il territorio.
Un cordiale saluto
Di Luisa Sorbello
Ci sono luoghi che ami così tanto da soffrire quando li vedi non rispettati.
Questa è la mia riflessione, frutto di pensieri che questa notte non hanno dato spazio al sonno, dopo questi giorni in Sicilia e vorrei condividerla con chi so che può comprenderne il senso, al di l’a delle parole, perché sa quanto amore e quanta bellezza ci siano in questa terra e quanto faccia male vederli così poco rispettati.
Ho lasciato le Eolie con una stanchezza addosso che non è quella delle vacanze finite. È una stanchezza più profonda, fatta di amarezza e di delusione. Sono terre meravigliose, le Eolie.
Luoghi che dovrebbero invitare al silenzio, alla contemplazione, al rispetto. E invece sempre più spesso vengono attraversati come se fossero soltanto scenari da consumare. Musica a volume folle, il rumore continuo dei bar, cucchiaini e tazzine che sembrano diventare il sottofondo di una confusione permanente, gente che arriva per una notte e pretende di prendere tutto: il mare, il paesaggio, la notte, la festa, senza chiedersi mai che cosa lascia dietro di sé.
Ho lasciato Vulcano ieri, dopo Ferragosto, e quello che ho visto mi ha fatto male.
Immondizia, caos, rumore. Un’isola bellissima trasformata per qualche ora in un luogo che sembrava non appartenere più a nessuno e, proprio per questo, poteva essere trattato senza rispetto. Ragazzi e adulti, fino all’alba, a urlare, bestemmiare, esagerare. Come se il diritto al divertimento cancellasse ogni altro diritto, ovvero quello al silenzio, alla natura, alla dignità di un luogo. E penso che il problema non siano soltanto i turisti. Sarebbe troppo facile.
Il problema siamo noi, quando dimentichiamo che una terra non ci appartiene solo perché abbiamo deciso di visitarla. Vale per chi viene da lontano e vale, forse ancora di più, per chi, come me, in quella terra è nato e dovrebbe sentirla propria. Anche Catania è viva, certamente. Ma è una vita che troppo spesso convive con il degrado, con la trascuratezza, con una bellezza continuamente aggredita e mai abbastanza difesa.
E allora, proprio in questi giorni, penso all’Etna. A lei. O a lui. A questa creatura antichissima che osserva tutto dall’alto e che, improvvisamente, ha deciso di farsi sentire. È soltanto una coincidenza, naturalmente. La natura non conosce le nostre intenzioni e un vulcano non esplode per mandare via i turisti. Eppure, lasciatemi almeno la libertà di pensarlo. Perché mentre tutti si affannano a vivere la Sicilia fino all’ultimo rumore, fino all’ultima notte, fino all’ultimo eccesso, l’Etna si è messa a parlare con il suo linguaggio più antico: il fuoco.
E quasi viene da pensare che stia dicendo: basta. Basta con il rumore. Basta con l’arroganza di chi crede che la bellezza sia un bene inesauribile. Basta con chi arriva in un luogo sacro e naturale e pensa soltanto a quanto può divertirsi, senza domandarsi quanto quel luogo possa ancora sopportare. Forse l’Etna non ce l’ha con nessuno. Forse non sta mandando via nessuno.
Ma nella mia immaginazione, mentre lascio ancora una volta la Sicilia con quella malinconia che mi prende ogni volta che parto, mi piace pensare che quella montagna abbia semplicemente ricordato a tutti una cosa che abbiamo dimenticato: la natura non è il nostro parco giochi. La Sicilia non è un fondale per le nostre vacanze. Le Eolie non sono una discoteca sul mare. Vulcano non è una notte da consumare fino all’alba.
Sono luoghi fragili, potenti, antichi. E meritano rispetto. Perché quando una terra così bella comincia a sembrarci stanca, forse non dovremmo chiederci perché un vulcano esplode.
Dovremmo chiederci, piuttosto, quanto rumore abbiamo fatto prima di accorgercene.