Produzione dimezzata, collaudi mai eseguiti e un fotovoltaico “fantasma”: le associazioni di Lipari denunciano un sistema che costa allo Stato 13 euro a tonnellata mentre l’impianto cade a pezzi.
LIPARI – Non è solo una crisi idrica quella che sta soffocando Lipari; è il fallimento di una gestione infrastrutturale che dura da oltre un decennio. Ventiquattro associazioni tra sigle datoriali, turistiche e sociali hanno sottoscritto un esposto-denuncia inviato ai vertici del Governo nazionale, della Regione Siciliana e, per conoscenza, alla Procura della Corte dei Conti.
dissalatore lipariIl documento descrive una situazione al limite del collasso, dove la carenza d’acqua non è figlia della siccità, ma di omissioni tecniche e scelte amministrative definite “prive di razionalità”.
L’impianto dimezzato: cronaca di un crollo annunciato
I dati tecnici forniti dal Responsabile del Servizio Idrico del Comune di Lipari sono impietosi. La produzione del dissalatore è precipitata da una media di 4.500 metri cubi al giorno a meno di 2.000. La causa? Il cedimento strutturale dei generatori elettrici e dei motori di produzione.
Tuttavia, il problema non è solo l’usura. Le associazioni denunciano che il “nuovo” dissalatore, installato dieci anni fa, non è mai stato completato né collaudato. L’impianto opera in una condizione di precarietà perenne: la presa a mare attuale non può prelevare più di 4.500 tonnellate al giorno, rendendo impossibile raggiungere l’obiettivo progettuale di 9.000 tonnellate che renderebbe l’isola finalmente autosufficiente.
Il “buco nero” economico: i costi del fallimento
L’aspetto più scioccante della vicenda riguarda la gestione dei fondi pubblici. Secondo il documento, l’inerzia amministrativa sta generando costi enormi che ricadono sulla collettività:
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L’acqua via nave: Per sopperire al malfunzionamento, lo Stato è costretto a inviare navi cisterna. Il costo è di oltre 13 €/tonnellata, circa 10 euro in più rispetto a quanto costerebbe produrre la stessa acqua in loco. Solo nel 2025, sono state trasportate 210.000 tonnellate d’acqua, con un aggravio di spesa che supera i 2,7 milioni di euro.
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Il fotovoltaico “fantasma”: Esiste un impianto fotovoltaico da 1 MW progettato per abbattere i costi energetici della dissalazione. Non è mai stato collegato. Per questo motivo, la Regione Siciliana riconosce al gestore un sovrapprezzo di 0,70 €/tonnellata, per una spesa aggiuntiva di circa 1 milione di euro l’anno.
L’esposto alla Corte dei Conti
Le associazioni pongono una domanda brutale: perché non si investono 2 milioni di euro una tantum per completare e potenziare l’impianto, quando ogni anno se ne spendono quasi 4 milioni tra navi cisterna e rimborsi energia?
Questa “non-scelta” ha spinto i firmatari a ipotizzare il profilo di danno erariale. La mancata programmazione e il ricorso sistematico a soluzioni emergenziali (e costose) sono finiti sotto la lente dei magistrati contabili.
Un’estate 2026 a rischio
Il grido d’allarme è rivolto anche al futuro immediato. Con un impianto che produce la metà del necessario, la stagione turistica 2026 è considerata a rischio chiusura ancora prima di iniziare. “Non è solo un problema di rubinetti asciutti,” spiegano i rappresentanti, “ma di salute pubblica, igiene e tenuta economica delle imprese.”
Le richieste immediate
Il fronte unito delle associazioni chiede:
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Stanziamento immediato di 2 milioni di euro per il completamento strutturale.
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Raddoppio della presa a mare per raggiungere le 9.000 tonnellate/giorno.
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Messa in funzione del fotovoltaico e collaudo finale di tutte le sezioni mai attivate.
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Un cronoprogramma vincolante con l’individuazione chiara dei responsabili in caso di ulteriori ritardi.
Lipari non chiede più “manutenzione”, ma la fine di un’era di sprechi per un diritto fondamentale: l’accesso all’acqua.
La missiva delle associazioni inviata a:









