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CINEMA – “I cento passi” di nuovo nelle sale dopo 25 anni

I cento passi di nuovo in sala, Luigi Lo Cascio: “C’è gente che grazie a questo film ha cambiato vita”

A 25 anni dall’uscita della pellicola che racconta la vita di Peppino Impastato (il giornalista di Cinisi ucciso dalla mafia nel 1978) il noto attore racconta in un’intervista l’impatto e la forza trasformativa che ha avuto

“I cento passi è un film che ha avuto un impatto reale. Che ha spinto le persone a fare, a prendere una posizione”. A 25 anni dall’uscita del film che racconta la vita di Peppino Impastato – il giornalista di Cinisi ucciso dalla mafia nel 1978 – Luigi Lo Cascio racconta in un’intervista  l’impatto e la forza trasformativa che ha avuto.

“È una cosa abbastanza rara – spiega – è un film che ha avuto delle conseguenze nella vita delle persone, che ha spinto a fare delle scelte anche diverse, a cambiare vita. C’è chi mi ha detto di aver cambiato facoltà, chi si è iscritto a legge oppure a lettere. Quando non vivevo a Palermo le persone mi dicevano ‘Ho visto il film e l’estate dopo ho preso un treno e sono andato a Cinisi’ ”. 

“I cento passi” la vita l’ha cambiata anche a Luigi Lo Cascio, che dopo l’ottima interpretazione di Peppino si è guadagnato una vittoria ai David di Donatello come migliore attore protagonista: “È da 25 anni che continuo ad accompagnare il film nelle università, nelle scuole – spiega l’attore palermitano – Certe volte per il quartiere mi fermano i bambini delle elementari che hanno visto il film. E a ognuno lascia qualcosa”.

Un film che ha fatto crescere Lo Cascio sia dal punto di vista professionale che umano: “La cosa che mi ha colpito di più è stato l’incontro con Felicia Bartolotta – racconta – è stata una donna straordinaria. Così come il fratello Giovanni, la cognata Felicetta, adesso la nipote Luisa che hanno raccolto il testimone di Peppino e hanno fatto altri 100, mille, diecimila passi andando in giro per l’Italia a parlare di Peppino”.

“È un film – conclude l’attore palermitano – non lugubre. Peppino muore, ma alla fine anche se c’è un grande struggimento, uno va via pensando a quello che ha fatto, va via con una forza, un desiderio di fare, di dare il proprio contributo per cambiare le cose quando sono storte”.

Di Maria Vera Genchi

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