A nove anni dalla tragedia del traghetto Sansovino, costata la vita a tre operai marittimi, il processo di primo grado è finalmente giunto alle battute conclusive.
Era il 29 novembre 2016 quando Cristian Micalizzi, Gaetano D’Ambra e Santo Parisi persero la vita all’interno della stiva della motonave della Caronte&Tourist Isole Minori, ormeggiata al molo Norimberga del porto di Messina.
Quel giorno erano in corso le operazioni di svuotamento delle casse di raccolta delle acque del garage nella stiva numero 1, la cosiddetta “stivetta”. Durante i lavori si sprigionò un gas altamente tossico, definito dagli inquirenti “gas killer”, che investì i tre marittimi mentre erano impegnati nella pulizia.
Nonostante l’allarme immediato e l’intervento dei vigili del fuoco, i tre operai furono estratti privi di vita da quello che gli stessi soccorritori descrissero come un “buco nero”.
L’inchiesta avviata dopo la tragedia portò nel febbraio 2019 al rinvio a giudizio di diversi soggetti, con ruoli e responsabilità riferiti all’epoca dei fatti. Il comandante Salvatore Virzì definì la propria posizione con un patteggiamento in udienza preliminare.
I pubblici ministeri hanno richiesto tre condanne, ritenendo che la catena delle responsabilità abbia contribuito a creare le condizioni che portarono alla morte dei tre lavoratori.
Il processo, rallentato da rinvii e complessità tecniche, arriva ora alla sua fase decisiva. Per i familiari delle vittime e per l’intera comunità marittima si tratta di un passaggio atteso da tempo, nella speranza che venga finalmente fatta chiarezza su una delle tragedie più dolorose avvenute nel porto di Messina negli ultimi decenni.









