La Corte Costituzionale dà ragione alla Regione Siciliana sulla questione delle tariffe della specialistica ambulatoriale.
Con la sentenza n. 26, la Consulta ha respinto il ricorso del Governo nazionale contro l’articolo 6 della legge regionale 26/2025, che prevedeva uno stanziamento di 15 milioni di euro per incrementare le tariffe di alcune prestazioni sanitarie erogate dalle strutture private accreditate.
La norma, valida per l’anno 2025, era stata introdotta per compensare gli effetti del nuovo nomenclatore nazionale delle tariffe sanitarie, entrato in vigore nel 2024, che secondo la Regione aveva ridotto in modo significativo i rimborsi per alcune prestazioni, soprattutto nei settori della medicina di laboratorio e della diagnostica.
La Corte ha stabilito un principio importante: le Regioni possono aumentare le tariffe nazionali se utilizzano risorse proprie, senza incidere sul Fondo sanitario nazionale. Nel caso della Sicilia, l’incremento tariffario sarà finanziato con fondi regionali autonomi e riguarda prestazioni già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il ruolo dei sindacati del settore
Dal mondo sanitario arriva un segnale di soddisfazione, in particolare da parte delle organizzazioni di categoria che negli ultimi mesi avevano sostenuto la necessità di adeguare le tariffe per garantire la sostenibilità delle strutture.
Il dott. Pietro Miraglia, per Federbiologi Sicilia, e la dott.ssa Marina Caimi per M.L.S., sottolineano come la decisione rappresenti «un passaggio fondamentale per la tenuta della specialistica ambulatoriale sul territorio».
Miraglia ha inoltre ricordato il ruolo svolto dalla Federbiologi nella vicenda, che aveva sostenuto la necessità dello stanziamento regionale da 15 milioni di euro per adeguare le tariffe del nuovo nomenclatore e garantire la continuità dei servizi diagnostici ai cittadini.
Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Regione Renato Schifani, che ha difeso la posizione della Sicilia davanti alla Corte costituzionale.
«La decisione della Consulta – ha dichiarato – riconosce gli spazi di autonomia finanziaria e organizzativa della Regione in materia sanitaria e conferma la legittimità della scelta di destinare risorse regionali per migliorare l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali».
Secondo Schifani, la misura consentirà di aumentare le prestazioni disponibili per i cittadini e ridurre i tempi di attesa, rafforzando l’efficienza del sistema sanitario regionale.
Un precedente importante
La sentenza rappresenta un precedente significativo perché chiarisce che il rigore finanziario imposto dai piani di rientro non impedisce alle Regioni di utilizzare risorse proprie per garantire il diritto alla salute.
La misura confermata dalla Consulta riguarda però esclusivamente il 2025: eventuali interventi tariffari per gli anni successivi dovranno essere valutati nel rispetto della normativa nazionale e degli equilibri di bilancio.
Per il sistema sanitario siciliano, tuttavia, si tratta già di un primo passo importante per sostenere i servizi diagnostici e la specialistica territoriale.