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Sanità nelle Eolie: qualcosa si muove, ma la strada è ancora lunga

Due mesi dopo il confronto con l’ASP, i primi passi ci sono. Ora però servono fatti, non solo promesse.

Ci sono voluti anni di denunce, assemblee infuocate e una pazienza che solo chi vive su un’isola sa davvero cosa significa. Ma qualcosa, finalmente, sembra muoversi. A due mesi dall’incontro pubblico sulle criticità della sanità a Lipari, si è tenuto un nuovo confronto con la dottoressa Giusi Lo Rizio, delegata dalla direzione dell’ASP come punto di riferimento per i problemi della sanità locale. Un segnale di apertura, certo. Ma anche un punto da cui non si può tornare indietro. 

Quello che è cambiato

La radiologia ora garantisce copertura sette giorni su sette. Il laboratorio analisi ha coperto gran parte dei posti vacanti. Tre ortopedici si occupano dell’attività territoriale, con uno dedicato all’ospedale, e si sta lavorando per attivare una sala gessi. Piccoli mattoni, ma mattoni veri.

C’è poi una notizia che vale la pena raccontare con attenzione: sul fronte oncologico è stata avviata una collaborazione con il centro di Taormina. I farmaci chemioterapici verranno preparati lì, trasferiti a Lipari e somministrati direttamente in loco. Per chi ha vissuto il dramma di dover attraversare il mare ogni settimana per una terapia, capisce bene cosa significherebbe. L’obiettivo è partire a settembre.

Anche il reparto di pediatria è sotto osservazione: si valuta il trasferimento dei posti letto fuori dalla medicina generale, verso spazi più adatti ai bambini e alle famiglie. 

I nodi che restano

Non tutto è risolto, e sarebbe disonesto farlo sembrare. La cardiologia copre solo tre giorni su sette: troppo poco per un presidio ospedaliero. La medicina iperbarica — risorsa preziosa in un territorio di mare — è limitata alle sole emergenze. Sul personale infermieristico si procede con assunzioni anche a partita IVA per accelerare i tempi, ma il problema di fondo resta: chi vuole venire a lavorare alle Eolie non trova un posto dove stare. Gli affitti sono fuori portata, e l’isola non offre alloggi adeguati per i lavoratori. Una contraddizione pesante, che blocca qualsiasi piano di reclutamento prima ancora che parta.

Su questo punto, Danilo Conti e Sandro Biviano — rispettivamente presidente del Comitato Eolie 20-30 e ambasciatore per la Disabilità del Comune di Lipari, firmatari del documento — chiedono che gli immobili pubblici vengano destinati a foresteria. Non come favore, ma come condizione minima per rendere davvero vivibile e lavorabile questo territorio. 

Una questione di fiducia

Ci sono anche le attrezzature: i carrelli per le emergenze sono stati acquistati e sono in distribuzione nei reparti. Un nuovo mammografo è previsto per rafforzare lo screening oncologico. Cinque mezzi elettrici di supporto e un’ambulanza idonea sono in arrivo. Bene. Ma su alcune forniture ancora non consegnate si attende ancora un riscontro formale con date precise. E le date, qui, contano.

Il punto non è celebrare quello che è stato fatto. È pretendere — con rispetto, ma con fermezza — che ci sia un cronoprogramma chiaro, con nomi, scadenze e responsabilità. Perché la sanità nelle isole minori non può essere gestita a sprazzi, tra un’emergenza e l’altra, con personale in rotazione e attrezzature che arrivano quando arrivano. 

Chi vive alle Eolie lo sa bene: quando stai male, il mare non aspetta. E nemmeno i cittadini.

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