Ultima di Italia per raccolta differenziata, l’isola punta su due grandi impianti a Palermo e Catania. Ma i numeri raccontano un’altra storia
C’è qualcosa di paradossale nel sistema rifiuti siciliano. Si spende sempre di più, ma si raccoglie sempre meno — o comunque non abbastanza. Le bollette della TARI pesano sulle famiglie e sugli enti gestori, mentre i risultati ambientali restano deludenti. È quello che si potrebbe definire, senza troppi giri di parole, un cortocircuito.
I numeri parlano chiaro. Nel 2024, l’Isola ha prodotto circa 2,16 milioni di tonnellate di rifiuti, avviandone a raccolta però solo 1,20 milioni, appena il 55,5%. Una cifra che non dice tutto, però. Di quel 55,5% raccolto, resta ancora da capire quanta parte abbia davvero completato il ciclo del riciclo, e quanta invece sia finita in discarica, spedita fuori regione o addirittura all’estero.
Maglia nera d’Italia
La Sicilia resta al 55,5% di raccolta differenziata, ancora sotto l’obiettivo del 65% fissato dalla legge, e si conferma ultima tra le regioni italiane. La media nazionale è del 67,7%, mentre in cima alla classifica si trovano Emilia Romagna e Veneto, entrambe all’78%. Un risultato che, per la Sicilia, sembra ancora lontanissimo.
A rendere il quadro ancora più sconsolante è la stagnazione: quel 55,5% del 2024 rappresenta appena un passo avanti rispetto all’anno precedente, a fronte di un balzo ben più significativo registrato nel 2022. La Sicilia si è, in sostanza, impantanata.
Dentro questo dato aggregato pesano soprattutto le grandi città. Legambiente indica Palermo al 17,31% e Catania al 33,55%: due zavorre decisive per la saturazione delle discariche e per l’export dei rifiuti verso altre regioni o l’estero.
Il piano Schifani e i due termovalorizzatori
La risposta della Regione è ambiziosa. Il presidente Renato Schifani, che ricopre anche il ruolo di commissario straordinario per il completamento della rete impiantistica integrata, punta a rendere operativi entro il 2028 i due termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania, con i progetti di fattibilità tecnico-economica già consegnati, le gare da pubblicare entro fine 2026 e l’avvio dei lavori previsto per la primavera del 2027.
I due impianti saranno realizzati con un investimento di circa 1 miliardo di euro di fondi pubblici, senza gravare sulla tariffa, e avranno una capacità complessiva di circa 600 mila tonnellate l’anno, una potenza di oltre 50 megawatt e una produzione di circa 450 mila megawattora di energia elettrica, sufficienti per 150 mila famiglie.
Il piano è più ampio di così. Prevede anche 9 impianti di selezione, recupero e raffinazione, 7 piattaforme di selezione della raccolta differenziata, 4 ampliamenti di discariche esistenti e 2 biodigestori, tutti finanziati. L’obiettivo è portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre il conferimento in discarica al 10%.
Ma i conti non tornano
Qui arriva il nodo. Anche ammettendo che i termovalorizzatori vengano costruiti nei tempi previsti — e la storia siciliana degli impianti invita alla prudenza — la matematica del problema non si risolve da sola.
I due impianti potranno gestire circa 600 mila tonnellate all’anno: una quantità considerevole, ma ancora insufficiente a colmare quel 44,5% di rifiuti residui — circa 964 mila tonnellate — che rimarrebbe fuori dalla raccolta differenziata. Rimarrebbe un deficit di 364 mila tonnellate annue.
In altre parole: se la differenziata non migliora radicalmente, i termovalorizzatori da soli non chiuderanno il cerchio. Discariche ed esportazioni — che nel 2024 hanno riguardato circa 862 mila tonnellate tra smaltimento in discarica e rifiuti spediti fuori regione — continueranno ad essere una realtà con cui fare i conti.
Il piano Schifani esiste, ha il via libera dell’Europa, i progetti sono sulla carta. È un punto di partenza concreto dopo anni di immobilismo. Ma la vera sfida non si vince con i grandi impianti soltanto: si vince nei quartieri, nelle case, nelle abitudini quotidiane di milioni di siciliani. E lì, per ora, il lavoro è ancora tutto da fare.
Redazione NotiziarioEolie.it







