La questione del terzo mandato per i sindaci siciliani è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico regionale.
Dopo la recente bocciatura in Aula, la norma è stata ripresentata e reinserita nel calendario dei lavori dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), sostenuta da una parte consistente della maggioranza e rafforzata dalla sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionali i limiti di mandato fissati dalla normativa regionale.
Perché il tema è tornato in Aula
La norma, bocciata solo due settimane fa dall’ARS tramite voto segreto, riguardava l’introduzione del terzo mandato per i sindaci dei Comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti, oltre alla rimozione di ogni limite per i Comuni sotto i 5.000 abitanti. Dopo la bocciatura, la questione è improvvisamente riemersa grazie alle pressioni delle forze di centrodestra e del movimento “Sud chiama Nord”.
A spingere per la ripresentazione della norma è stata soprattutto la volontà di allineare la legislazione siciliana a quella nazionale, dove il terzo mandato per i Comuni tra 5 e 15 mila abitanti è già realtà. Anche l’ANCI Sicilia ha ribadito che l’attuale disciplina regionale viola i diritti politici dei cittadini, ostacolando la ricandidabilità dei primi cittadini senza motivazioni sufficienti.
Cosa prevede il nuovo disegno di legge
Il nuovo testo, oggetto di discussione nella conferenza dei capigruppo, contiene due punti centrali:
- Nessun limite di mandato per i sindaci dei Comuni fino a 5.000 abitanti.
- Estensione a tre mandati consecutivi per i sindaci dei Comuni con popolazione compresa tra 5.001 e 15.000 abitanti.
La proposta è sostenuta in particolare dalla Lega, che ha già depositato un disegno di legge di soli tre articoli e punta ad accelerarne l’approvazione nelle prossime settimane. Il presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno, ha convocato una riunione dei capigruppo proprio per discettare l’inserimento della norma nel calendario parlamentare.
Le tensioni politiche e il nodo del voto segreto
Se da un lato parte della maggioranza sostiene la necessità di adeguarsi al quadro nazionale, dall’altro non mancano resistenze interne, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle. Il vicepresidente dell’ARS, Nuccio Di Paola, ha denunciato «una forzatura» e preannunciato una nuova battaglia politica, con la possibilità di richiedere ancora una volta il voto segreto, che in passato ha già determinato lo stop della norma.
Il timore è che il voto segreto possa nuovamente mandare a monte il provvedimento, dato che il tema spacca sia le coalizioni sia i singoli partiti, con molti deputati che, per ragioni territoriali, potrebbero essere tentati di non esporsi pubblicamente.
La spinta dei sindaci
Numerosi sindaci siciliani dei Comuni interessati stanno facendo pressione affinché la legge venga approvata, sostenendo che l’attuale disciplina limiti ingiustamente la volontà dei cittadini e metta la Sicilia in contrasto con il resto del Paese. Alcuni hanno anche minacciato di presentarsi comunque alle elezioni, aprendo la strada a possibili contenziosi giudiziari e richieste di risarcimento contro la Regione.
Prossimi passi
Il testo sarà ora esaminato in Commissione Affari Istituzionali, dove verranno definiti i dettagli tecnici prima dell’approdo in Aula. Il dibattito rimane acceso e l’esito non è scontato, soprattutto per l’incognita del voto segreto. Tuttavia, la spinta congiunta della maggioranza, della Lega e dell’ANCI Sicilia, sommata alla pronuncia della Corte Costituzionale, rende probabile che la Regione debba presto adeguarsi all’ordinamento nazionale.









