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Pongo, il capretto di Stromboli: una storia di tenerezza e solidarietà in un’isola vulcanica

Sull’isola di Stromboli, dove il vulcano brontola incessantemente e la natura impone le sue regole severe, è nata una storia che scalda il cuore in questi giorni di dicembre.

Un capretto di circa otto mesi, trovato agonizzante con entrambe le zampe anteriori spezzate, è stato salvato grazie alla sensibilità di una bambina, alla tenacia di suo nonno e alla mobilitazione di un’intera comunità.

Ribattezzato Pongo, l’animaletto è diventato il simbolo di un amore incondizionato per la vita, in contrasto con le difficoltà quotidiane legate alla convivenza con le migliaia di capre selvatiche che popolano l’arcipelago eoliano.

La scoperta sulla spiaggia di Scari

Tutto è iniziato qualche giorno fa sulla spiaggia di Scari, una delle zone più suggestive di Stromboli, frequentata dalla famiglia Utano, storica stirpe di pescatori dell’isola. La piccola Swami, insieme alla mamma Tiziana, ha notato un capretto in difficoltà: l’animale giaceva sulla sabbia, con le zampe anteriori fratturate, probabilmente a causa di una rovinosa caduta dal costone roccioso sovrastante. Il respiro era corto, il corpo stremato: senza intervento, il destino sembrava segnato.

Avvertito immediatamente, è intervenuto Giacomo Utano, conosciuto da tutti come Giacomino: nonno di Swami, pescatore e storico ormeggiatore dell’isola. Con delicatezza, ha preso in braccio il capretto come si fa con un bambino indifeso, portandolo a casa per le prime cure. A Stromboli non c’è un veterinario residente, un problema comune nelle isole minori, ma Giacomino non si è arreso.

Il viaggio della speranza verso Lipari

Grazie all’intermediazione del sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, è stata ottenuta l’autorizzazione straordinaria per imbarcare l’animale sull’aliscafo di linea. Giacomino ha attraversato il mare con Pongo tra le braccia, per raggiungere Lipari. Qui, la veterinaria locale ha prestato le prime cure, ma le fratture richiedevano un intervento specialistico: uno specialista ortopedico da Messina ha applicato due placche in titanio alle zampe, in un’operazione durata quattro ore.

Al termine, un Giacomino esausto ma felice ha atteso l’aliscafo per tornare a casa, sempre con Pongo stretto al petto. “È un concentrato di dolcezza”, raccontano chi lo ha visto: non chiede cibo, ma carezze. Cerca Giacomino con gli occhi, restituendo affetto e fiducia.

Il contesto: le capre selvatiche, un problema crescente

La storia di Pongo assume un significato ancora maggiore nel contesto dell’isola. Stromboli e Ginostra ospitano quasi duemila capre selvatiche, che scendono dalla montagna in cerca di cibo, invadendo orti, giardini e persino i centri abitati. Solo pochi giorni prima, un caprone aveva incornato un residente, ferendolo gravemente alle gambe e richiedendo il trasferimento urgente a Messina.

Un piano per il trasferimento di 1.200 capi è previsto per il 2026, dopo che interventi precedenti ne hanno catturati circa 200. Eppure, in mezzo a questa emergenza, la vicenda di Pongo mostra l’altro volto della convivenza: quello della pietà e della solidarietà. Diversi residenti si sono offerti per un affido condiviso del capretto durante la convalescenza, trasformando un potenziale “problema” in un’opportunità di cura collettiva.

Una lezione di umanità dalle Eolie

Pongo sta ora recuperando a casa Utano, e le ultime notizie parlano di un capretto che ha ripreso a camminare, simbolo di resilienza. La storia, raccontata anche da Leonardo Nardi Utano sui social, ha commosso l’Italia intera: “Non si salva il mondo salvando una vita, ma ogni gesto piccolo, ostinato, gentile lo rende già un posto migliore”.

In un’isola dove la natura è tanto affascinante quanto implacabile, Giacomino, Swami e la comunità di Stromboli ricordano che l’empatia non conosce specie. Una favola moderna, con lieto fine, che arriva proprio nel periodo natalizio. 

Di MP

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FONDAZIONE VERONESI

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