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PER FINTA LIBERE – La nuova, potente scena dell’Associazione Culturale Idee per l’8 Marzo

Redazionale

L’Associazione culturale Idee per l’8 Marzo torna a far riflettere, scuotere e commuovere con una rappresentazione teatrale intensa, vibrante e necessaria. 

“Per Finta Libere”, un’opera che affonda lo sguardo nelle pieghe più profonde della condizione femminile nelle carceri, tra fragilità negate e libertà solo apparenti.

“Loro dentro sono anime sospese in equilibrio sopra la follia, chiuse tra uno spazio grigio e un tempo fermo.”

È l’immagine evocativa che apre lo spettacolo e che accompagna lo spettatore per tutta la durata della performance. Un’immagine che racconta non solo le protagoniste, ma l’universo dolorosamente diffuso di tante donne costrette in ruoli silenziosi, in attese infinite, in gabbie che non sempre hanno sbarre visibili.

Un teatro che diventa specchio sociale

“Per Finta Libere” non cerca consolazioni. Scompone, rivela, denuncia. Sul palco, i personaggi vivono in una dimensione sospesa, tra un dentro che grida e un fuori che non ascolta. Le attrici danno voce a storie che somigliano a molte altre: vite spezzate, sogni trattenuti, identità oscurate da violenze sottili o manifeste.

L’associazione, da anni impegnata in percorsi di sensibilizzazione sulle tematiche di genere, sceglie ancora una volta il linguaggio teatrale come strumento potente per rompere l’indifferenza e generare consapevolezza.

Una regia – di Emanuela Mondiello – che lascia il segno

La messa in scena, essenziale e tesa, concentra tutta l’attenzione sui corpi e sulle parole. La scenografia, volutamente “grigia e ferma”, rispecchia la condizione delle donne protagoniste: uno spazio che non si evolve, un tempo che non permette fuga.

La regia costruisce una tensione continua, fatta di sussurri, confessioni, silenzi che pesano come macigni e movimenti che sembrano inseguire una libertà che non arriva mai.

Un messaggio che attraversa lo spettatore

“Per Finta Libere” non è uno spettacolo che finisce con l’ultimo applauso. È un’opera che resta addosso, che obbliga alla riflessione, che invita a guardare oltre le apparenze e interrogarsi sulle libertà negate, sulle prigioni interiori, sui ruoli che ancora oggi, troppo spesso, imprigionano.

L’associazione Idee per l’8 Marzo consegna così al pubblico non solo uno spettacolo teatrale, ma un atto politico e culturale. Un invito a vedere, ascoltare, riconoscere. Un invito a liberarsi davvero, tutte e tutti. 

Hanno partecipato:

Silvia Carbone, Marcella Di Benedetto, Emilie Di Paola, Maria Clara Martinelli, Silvia Azzurra, Emanuela Mondiello, Antonella Longo, Antonella Virdia, Tilde Pajno, Anna Chiara La Cava e Assunta Russo. Ringraziamo: Fabiola Famularo, il Gattopardo Park Hotel, le @Soroptmist Club Isole Eole, Renata Conti – che ha curato la scenografia-  Martina Villanti, Gianfranco Taranto – fotografia – e Sara Basile alla consol musicale.  
Fonti bibliografiche: “Un giorno, tre autunni” a cura di Brunella Lottero “Sei lune e mezza” di Ada Trifirò “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza “Cuore nero” di Silvia Avallone

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FONDAZIONE VERONESI

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