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OPINIONI – Agosto, amore mio non ti conosco… Di Antonio Marturano

Agosto, amore mio non ti conosco… Turismo & cafoni.

Di Antonio Marturano 
Imprenditore

Anche quest’estate si è parlato molto di turismo cafone, in un dibattito che troppo spesso si concentra sui comportamenti più plateali del turista di massa: cambiarsi o farsi la doccia in un parcheggio, bivaccare sui gradini di un monumento, mettersi in coda per la fotografia più “instagrammabile”, affrontare un bagno in spiaggia (esempio alle sabbie nere, ma problema comune all’intero arcipelago) con almeno un centinaio di barche di tutte le tipologie e dimensioni sparse in lungo e in largo, e con le loro “necessità”…. 

Sono comportamenti certamente discutibili, e in alcuni casi anche pericolosi. Ma è fin troppo facile definire “cafone” chi compie queste azioni, soprattutto quando si tratta di persone che non possono permettersi migliaia di euro per una camera d’albergo di lusso, un volo turistico in elicottero o una settimana al mare su uno yacht. 

Perché forse i veri cafoni sono altri. Sono quelli che inquinano, deturpano, privatizzano e consumano i beni comuni, convinti che il denaro dia loro il diritto di comprare tutto: paesaggi, montagne, mare, spiagge, cieli. Comportamenti spesso molto più impattanti di una doccia fatta in un parcheggio, ma che trovano comprensione e complicità perché portano profitti ad albergatori, operatori turistici e amministratori, e non tutti per correttezza utilizzano lo stesso approccio, va detto anche questo. 

L’overtourism e la trasformazione dei territori in prodotti turistici, la mercificazione di un territorio, il consumo di suolo e di risorse, la privatizzazione dei beni comuni e il ruolo delle amministrazioni nel favorire modelli di sviluppo sempre più impattanti. Perché il problema non è soltanto l’educazione del singolo turista, ma il modello di turismo che scegliamo di promuovere e, soprattutto, chi ne paga davvero i costi. 

Per me l’apice l’abbiamo raggiunto, quando sui social un tizio con microfono in mano in un noto locale, inveiva contro il sindaco di Lipari, colpevole secondo lui, di avere trasformato l’arcipelago, in un RSA o casa di riposo, e questo sempre al microfono, peccato però che dietro c’erano strumenti musicali pronti all’uso. E comunque nulla di più falso, e basta farsi un giro di notte e in particolare sulle varie isole (Lipari è quella con + limitazioni)…Ora sia ben chiaro che personalmente sono pro concerti musicali incluso piccole amplificazioni, a patto di rispettare limiti sonori, ma soprattutto, non creare disaggio e/o fastidi ad altri, ovviamente… 

Contro il turismo cafone, basterebbe un minimo di civiltà e soprattutto scelte univoche, sulla gestione del proprio territorio.. e necessità di controllo su servizi marittimi in particolare!!!! E su questo argomento scottante, andrebbe fatta un attenta e approfondita analisi, oltre che verifiche nel rispetto delle ordinanze emesse dal nostro Comune!! 

Come dire.. una condivisione di intenti, positiva e propositiva, e invece assistiamo continuamente a guerre fratricide, fatta soprattutto in chiave “politica” la logica è semplice, io sono più bravo di te (sto semplificando) ma se vai a spulciare i trascorsi del passato, ti metti le mani nei “capelli”, una commistione di interessi pubblici e privati, da far impallidire persino una commissione antimafia, e questo a qualunque livello amministrativo, perché sono gli atteggiamenti oltre che i modi di fare, che lasciano un segno tangibile. 

Si tratta con tutta evidenza di un problema culturale che riguarda la società nel suo complesso, di overtourism si parla sempre più spesso e il problema puntualmente si ripropone e sarà così anche per il futuro, perché ben poco si è fatto e si sta facendo per cambiare.

Come contrastare questa tendenza? Per chi come noi vive in microcosmi insulari e ricordo a tutti di grande fragilità, appare chiaro che più che organizzarsi per gestire e “spalmare” i flussi turistici sul territorio si sta puntando a monetizzare la situazione contingente, fedeli al principio “odio il turista, ma lo voglio perché porta soldi”. 

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