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NATURA – Radici contro ignoranza: quando l’albero vince sull’uomo

La natura non chiede permesso. Sopravvive, cresce, ritorna — anche dove la violenza umana sembra averla distrutta per sempre.

C’è una forma di arroganza tutta umana nel credere di poter piegare la natura a proprio piacimento. Di poterla ferire impunemente, mutilare, soffocare sotto il cemento o sotto il peso della propria stupidità. Ma la natura ha una memoria lunghissima, e una pazienza che l’uomo non conoscerà mai.

Succede ogni giorno, in qualche angolo del mondo: un albero viene vandalizzato. Qualcuno lo incide con una lama, gli strappa la corteccia, lo avvelena alla radice, lo spezza con una catena. Gesti di una violenza cieca, gratuita, spesso incomprensibile — come se quella vita silenziosa e radicata fosse una provocazione da punire, un ostacolo da eliminare, un “niente” da distruggere senza conseguenze.

Eppure l’albero, spesso, non muore. Resiste. E la sua resistenza non è silenziosa: è un atto di sfida visibile, scritto nei cerchi del suo legno, nelle radici che spaccano l’asfalto, nei nuovi rami che rispuntano là dove erano stati tagliati. La natura non fa discorsi. Non presenta querele. Non chiede giustizia. La esercita. 

Quando un albero sopravvive alla violenza umana e torna a fiorire, non è un miracolo. È la regola. È la legge più antica che esista. Ed è anche, se vogliamo leggerla bene, una lezione di umiltà straordinaria: la natura non ha bisogno di vendetta. Ha solo bisogno di tempo.

“Un albero che sopravvive alla violenza dell’uomo non è solo botanica: è una sentenza morale.”  

[Nota: La foto si riferisce all’albero in via Franza Lipari]

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