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“Ma sta scherzando? Sono un medico, devo raggiungere il mio posto di lavoro.”




TRATTO DA UNA STORIA VERA

Viaggio di partenza prenotato per le 7:30 di oggi (4 febbario) con l’aliscafo. Da ieri sera peró nel canale dove vengono fornite le informazioni ufficiali sulle partenze, c’è fermento: il vento inizia a soffiare da Sud, lo Scirocco non perdona. A rischio i collegamenti con le Isole Eolie. 

Mi sento furba e dopo anni di viaggi (ballerini, soppressi, forse si forse no) decido di non aspettare la comunicazione ufficiale di sospensione, partendo prima da Messina e giocando d’anticipo per cercare di raggiungere il mio posto di lavoro con l’unico mezzo che al momento sembra garantire la sua partenza prevista per le 7:00: la mitica nave Nerea.

Arrivo a Milazzo ore 6:30 circa, contestualmente arriva la comunicazione di annullamento del mio viaggio, ma io (che mi sento sempre più furba) sono già in fila (chilometrica fila) per fare il biglietto e partire con la nave.
Nonostante l’attesa interminabile ed il rinvio obbligato della partenza della nave a dopo le 7:00 a causa dell’innumerevole numero di passeggeri (scusate il gioco di parole), sono certa che arriverò a Lipari, tardi, ma arriverò.

Ci sono quasi, le due persone prima di me sono arrivate allo sportello: una a destra, l’altra a sinistra. Ad un certo punto leggo incertezza e smarrimento negli occhi degli operatori, cerco di carpire qualche parola che si scambiano in sordina, ma niente. Finché tutto si palesa: “Faccio questo e basta. È l’ultimo”. Due passi e ci sono io. Sono arrivata. Mi sento ancora furba.

L’ultima sono io (anche se dietro di me ci sono ancora una ventina di persone). Conquisto lo sportello. “Buongiorno. Un biglietto per Lipari, grazie!” “Non facciamo più biglietti”
“Ma sta scherzando? Sono un medico, devo raggiungere il mio posto di lavoro.”
“Dottoressa non c’è più posto sulla nave, non posso farle il biglietto.”
La sensazione di “furbizia” che mi aveva accompagnata finora si dissolve.
Provo ad insistere, come ho già fatto in passato…niente, nessun cedimento. Non si parte.

Con la coda tra le gambe, torno in macchina e attendo comunicazioni sulle partenze degli aliscafi a seguire e puntuale arriva dopo 10 minuti, la comunicazione della sospensione dell’aliscafo delle 8:30. Resto ancora in macchina e decido di scrivere questo post;
non per la narrazione di una pediatria itinerante, ma per dare luce ad una situazione già nota, dal sapore di una minestra riscaldata più e più volte, ma senza alcuna possibilità di migliorarne il sapore. 

Questa è la situazione signore e signori!
Queste sono le condizioni a cui deve sottostare chi sceglie di lavorare in un’area disagiata (anche se io sostengo a gran voce che il disagio sia nella testa di chi compie scelte scellerate, a discapito delle cittadine e dei cittadini che dovrebbe tutelare anziché inxxlare).
E nessuno venga a dirmi “dovevi saperlo” perché lo prendo a morsi.
E nessuno venga a dirmi di trasferirmi perché continuo a prenderlo a morsi e arrivo alle ossa.
E nessuno venga a dirmi: “Lavori alle Isole Eolie, che meraviglia!”
Nonostante tutto, sono ancora qui, in macchina. Mi avvio alla conclusione del mio scritto e attendo di capire come evolverà la mia giornata oggi. Il tutto condito dal mio perpetuo, smagliante, indelebile sorriso. 
Ce la farò anche stavolta. 

Di Simona Nigro 
Pediatra



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FONDAZIONE VERONESI

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