IL DISSALATORE DI LIPARI: UN’OPERA MAI COMPLETATA CHE COSTA MILIONI. E I RUBINETTI RESTANO A SECCO
Editoriale – NotiziarioIsoleEolie.it
C’è una storia che racconta bene cosa significa vivere in un’isola italiana nel 2026, affidata alle promesse della politica e ai rattoppi dell’emergenza. È la storia del dissalatore di Lipari, un impianto costato decine di milioni di euro di denaro pubblico che non ha mai funzionato a piena capacità. Non da quando è stato inaugurato. Non un giorno.
Un impianto mai completato, mai collaudato
I fatti sono chiari, documentati e innegabili. Il dissalatore di Lipari non è stato mai completato, né collaudato, nonostante siano trascorsi anni dalla sua installazione. Non è un’opinione di parte: è quanto affermano ventiquattro tra associazioni imprenditoriali, ricettive, sociali e professionali del Comune, che nei mesi scorsi, e anche negli ultimi tempi, hanno scritto ai ministri, alla Regione, alla Prefettura, alla Corte dei Conti. Un grido collettivo che non avrebbe dovuto essere necessario.
L’impianto fotovoltaico da 1 MW progettato per alimentare il dissalatore non è mai entrato in funzione, né mai sono state realizzate le linee elettriche tra impianto fotovoltaico e dissalatore. Quattromila pannelli solari seduti sull’ex invaso idrico di Monte Sant’Angelo, immobili da anni, probabilmente già inutilizzabili per mancanza di manutenzione decennale. Gli abitanti di Lipari sono arrivati a rimpiangere quei serbatoi di accumulo che hanno lasciato il posto ai pannelli fotovoltaici mai attivati. Il paradosso è tutto qui: si è smantellata una soluzione che funzionava per costruirne una che non funziona.
E c’è un dettaglio tecnico che la dice lunga sulla progettazione stessa dell’opera: la presa a mare attuale non è in grado di prelevare più di 4.500 tonnellate al giorno, rendendo impossibile raggiungere la capacità progettuale di 9.000 tonnellate al giorno. Metà della capacità prevista. Dal disegno. Non per un guasto, non per usura: per come è stato costruito.
Il crollo della produzione e l’inverno senz’acqua
A fine 2025, -che tutti ricordiamo – la situazione è precipitata ulteriormente. Il 2025 si è chiuso in emergenza idrica per Lipari. L’impianto di dissalazione ha cominciato a funzionare a rango ridotto a causa di problemi tecnici, con una produzione di poco meno di 2.000 metri cubi al giorno contro la produzione ordinaria stimabile in 4.100 metri cubi.
La causa è riconducibile alla rottura dei generatori elettrici e dei motori di produzione, guasti che compromettono la continuità di un servizio essenziale per residenti e attività economiche, con effetti diretti sulla salute pubblica e sull’immagine turistica delle Eolie.
Molte famiglie sono state costrette a fare scorte d’acqua o a ricorrere all’acquisto di autobotti private, con costi elevati e disagi quotidiani. Non stiamo parlando di un inconveniente stagionale. Stiamo parlando del diritto all’acqua potabile, negato in pieno inverno, a residenti che pagano tasse e bollette.
I costi li paghiamo tutti. E sono enormi
Ogni volta che il dissalatore non produce, si ricorre alle navi cisterna. E le navi cisterna costano. Moltissimo. Il costo dell’acqua prodotta dal dissalatore è di poco inferiore a 2 euro al metro cubo. L’acqua rifornita dalle navi cisterna ha invece un costo di oltre 14 euro al metro cubo, a carico del Ministero della Difesa. Sette volte tanto.
Nel 2025 sono state trasportate via nave 210.000 tonnellate di acqua, di cui 50.000 aggiuntive rispetto al 2024, per un costo complessivo di oltre 2 milioni e 700mila euro. A causa del mancato completamento dell’impianto e dell’assenza del fotovoltaico, la Regione ha riconosciuto al gestore un costo aggiuntivo di circa 0,70 euro a tonnellata, pari a oltre il 30% del costo pattuito. Questo comporta per la Regione un costo aggiuntivo di circa un milione l’anno totalmente evitabile se l’impianto fosse stato completato e collaudato.
Un milione di euro l’anno. Evitabile. Ogni anno. Da anni.
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