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Il Caso Liberty Lines: Corruzione, Frodi e Navi a Rischio – L’Inchiesta che Paralizza i Mari Siciliani

Una bomba mediatica e giudiziaria sta scuotendo il settore del trasporto marittimo in Sicilia.

La Procura di Trapani, guidata dal sostituto procuratore Gabriele Paci, ha orchestrato una maxi-inchiesta che ha portato al sequestro preventivo di Liberty Lines S.p.A., leader nei collegamenti veloci con le isole minori, e della società collegata SNS – Società di Navigazione Siciliana.

Con un fatturato annuo superiore ai 90 milioni di euro e oltre 750 dipendenti, l’armatore siciliano – controllato dalla storica famiglia Morace – si trova ora al centro di accuse gravissime: truffa ai danni dello Stato, corruzione, frode nella pubblica fornitura e attentato alla sicurezza dei trasporti. Il valore del sequestro? Oltre 184 milioni di euro, inclusi quote societarie, imbarcazioni e l’intero compendio aziendale.




La storia di Liberty Lines è intrecciata con i fondi pubblici destinati ai collegamenti marittimi verso le isole minori siciliane: Eolie, Egadi, Pelagie, Pantelleria e Ustica. Dal 2017, quando l’operazione “Mare Monstrum” della Procura di Palermo rivelò presunti intrecci tra armatori, politica regionale e corruzione per l’assegnazione di convenzioni milionarie, il settore è sotto i riflettori.

Oggi, l’inchiesta trapanese riprende quel filo, focalizzandosi su irregolarità più recenti, tra il 2021 e il 2022, quando la società avrebbe incassato indebitamente contributi regionali senza rispettare gli obblighi contrattuali di sicurezza e manutenzione.

Non si tratta solo di denaro: al centro c’è la vita dei passeggeri, con navi vecchie e guaste tenute in mare a ogni costo per non perdere i proventi delle tratte protette, come Trapani-Marsala-Egadi o Messina-Milazzo-Eolie.

I Dettagli dell’Inchiesta: Frodi per 100 Milioni e Sicurezza Ignorata

L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Trapani, ha svelato un presunto sistema fraudolento: circa settanta avarie su unità navali non segnalate, per evitare lo stop alle attività e continuare a percepire i fondi pubblici. Le accuse spaziano dalla truffa aggravata (per un danno erariale stimato in oltre 100 milioni di euro) alla falsità ideologica in atti pubblici, passando per la corruzione di funzionari e l’attentato alla sicurezza dei trasporti.

Le navi, descritte come “mezzi vecchi da tagliare” nelle intercettazioni, operavano con timoni bloccati, infiltrazioni d’acqua, motori al limite e stabilizzatori assenti, violando protocolli normativi e mettendo a rischio centinaia di passeggeri.

Episodi emblematici includono un principio di incendio sul “Carmen M.” il 12 dicembre 2021, che causò lesioni a un marinaio, e continue “cianfrinature” – ritocchi improvvisati – per tenere in piedi aliscafi fatiscenti.

Al momento, il registro degli indagati conta 48 persone, tra manager, soci, comandanti, tecnici e ispettori, più le due società coinvolte (alcune fonti parlano di 67 nomi, inclusi profili secondari).




Tra i principali figurano i vertici della famiglia Morace: Gianluca (direttore generale) e Ferdinando, eredi dell’armatore Vincenzo Morace, già protagonista di “Mare Monstrum”. Altri nomi di spicco: Alessandro Forino (presidente del CdA), Anna Alba (Direttore Personale e Affari Generali), Gennaro Cotella (amministratore delegato dal 2022), Marco Dalla Vecchia (dirigente operativo Sicilia Occidentale), Nunzio Formica (dirigente Sicilia Orientale) e Giancarlo Licari (comandante di armamento).

Il 3 dicembre 2025, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso ordinanze cautelari nei confronti di sette di loro: divieto di dimora nei comuni di Trapani e Milazzo, e interdizione temporanea da incarichi direttivi. Non si tratta di arresti in carcere, ma di misure restrittive che colpiscono il cuore operativo della compagnia, congelando carriere e decisioni aziendali.

Le prove più scottanti provengono da centinaia di intercettazioni telefoniche, che dipingono un clima di cinismo e terrore. “Cristiani a morire non ne porto”, confessa un comandante sul “Federica M.”, instabile con soli 15 nodi di vento. Forino lamenta: “Povera gente che cammina su ‘sti aliscafi… non sanno a cosa vanno incontro”.

Ordini dall’alto: “Non la puoi mettere in avaria”, o “Fai un estratto giornale e dillo come problema elettrico”. Ribellioni interne: “Questa è una porcheria gravissima… perché poi in galera ci andiamo noi”. Le barche? “Tenute una chiavica”, con “mille difetti” e “tutti storti”.

Il sequestro, disposto con urgenza il 18 novembre 2025, ha vincolato beni per 184 milioni: terreni, fabbricati, macchinari, automezzi, crediti e, soprattutto, le imbarcazioni simbolo della flotta. Per evitare paralisi, il Gip ha nominato un collegio di amministratori giudiziari – due commercialisti e un avvocato – incaricati di garantire la continuità del servizio e i livelli occupazionali.

La società rassicura: i collegamenti non subiranno interruzioni. Eppure, l’impatto sul trasporto marittimo siciliano è devastante: in una fase di riorganizzazione contrattuale, l’incertezza pesa su residenti e turisti, mentre i legali (tra cui Alfonso Furgiuele e Lorenzo Contrada) annunciano ricorso contro il decreto, contestandone i presupposti.

 

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FONDAZIONE VERONESI

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