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EOLIE – La storia di Giacomino e Pongo, la capretta di Stromboli

STROMBOLI: UNA BELLA STORIA DA RACCONTARE

Di Leonardo Nardi Utano

Qualche giorno fa, sulla spiaggia di Scari — quella degli Utano, una delle famiglie di pescatori più grandi di Stromboli — una bambina, Swami, e sua mamma Tiziana trovano una capretta agonizzante. Le zampe anteriori spezzate, probabilmente dopo una brutta caduta.

Giacomo Utano, nonno, pescatore e storico ormeggiatore dell’isola, la prende in braccio come si prende ciò che non ha più nessuna forza per restare al mondo da solo. La porta a casa, la fascia, prova a darle riparo. Poi chiede aiuto: serve un veterinario. Chiama il sindaco Gullo, gli racconta tutto, e il sindaco si attiva subito.

Gli viene concesso di imbarcarsi sull’aliscafo per Lipari con la capretta tra le braccia — perché a volte la burocrazia sa aprirsi davanti alla necessità. La veterinaria dell’isola maggiore fa il possibile, ma non basta: servono uno specialista ortopedico veterinario e due piastre in titanio da applicare alle zampe fratturate.

E così,, Giacomo ritorna a Stromboli con Pongo in braccio: onde, vento, odore di salmastro… e un legame che cresce, minuto dopo minuto. Quella capretta non è più un animale trovato per caso: è un piccolo compagno. Oggi — 5 dicembre — lo specialista arriva da Messina. Giacomo e Pongo ripartono da Stromboli con il primo aliscafo delle 7. L’intervento chirurgico dura quattro ore. Va bene. Tutto va bene.

Qui in queste foto aspettano l’aliscafo delle 15 per tornare a casa. Una casa, in realtà, Pongo sembra averla già trovata. Anzi, più d’una: a Stromboli è partita una piccola gara di solidarietà. Diversi proprietari di case con terreno si sono offerti per un affido condiviso del capretto, finché lui vorrà. Per chi non lo immagina: Pongo è un concentrato di dolcezza. Non chiede cibo, chiede carezze.

Cerca Giacomo con gli occhi, come fanno gli animali che riconoscono chi li ha salvati. E restituisce affetto, fiducia, intimità. E forse serviva questa storia per ricordarci una cosa semplice: non si salva il mondo salvando una vita, ma ogni gesto — piccolo, ostinato, gentile — lo rende già un posto migliore.




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FONDAZIONE VERONESI

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