La Federazione dei movimenti autonomisti e sicilianisti, insieme a forze sindacali, movimenti civici e soggetti politici regionali e nazionali, ha designato Angelo Giorgianni come candidato alla Presidenza della Regione Siciliana.
La decisione è stata assunta nel corso di un’assemblea tenutasi a Campofelice di Roccella, in provincia di Palermo, alla presenza di sindaci, consiglieri comunali e rappresentanti istituzionali provenienti da diverse aree dell’Isola.
Secondo quanto emerso dall’incontro, la scelta nasce da un percorso che gli organizzatori definiscono “radicato nei territori”, maturato attraverso il coinvolgimento di comunità locali e amministratori. La designazione arriva al termine di una fase di ascolto e analisi che ha visto Giorgianni impegnato in un ampio giro di incontri in tutta la Sicilia, con cittadini, professionisti, imprese, realtà sociali e amministratori locali, con l’obiettivo di raccogliere istanze e valutare criticità e potenzialità del territorio regionale.
All’esito di questo lavoro è stato presentato un progetto di governo articolato, che individua alcune priorità programmatiche. Tra i cardini indicati figurano l’attuazione integrale dello Statuto autonomo, la riaffermazione dell’identità e della dignità del popolo siciliano, il ruolo della Sicilia come piattaforma strategica di pace e cooperazione nel Mediterraneo e l’ipotesi di una moneta complementare, denominata TRISCELE, intesa come strumento di sviluppo integrato e autosostenibile.
Il programma comprende inoltre proposte sull’autonomia fiscale e sulla revisione dei rapporti economici con lo Stato, il rilancio del lavoro e il sostegno alle imprese produttive, la tutela dell’agricoltura e della sovranità alimentare, nonché interventi sulle infrastrutture e sulla continuità territoriale. Tra i punti indicati troviamo anche il contrasto ai fenomeni corruttivi, la riforma del sistema sanitario regionale, politiche rivolte ai giovani e al rientro delle competenze, la valorizzazione del turismo e del patrimonio culturale, il rafforzamento della democrazia partecipativa, l’autonomia energetica e lo sviluppo sostenibile.
Nel corso dell’assemblea è stata ribadita la volontà di segnare una discontinuità rispetto all’uso dell’autonomismo come tema ricorrente nelle campagne elettorali del passato, ritenuto dai promotori responsabile, nei fatti, della progressiva disapplicazione dello Statuto speciale siciliano. Da qui la presa di distanza dai partiti tradizionali che hanno governato la Regione, indicati come corresponsabili del declino economico e istituzionale dell’Isola e dell’elevato tasso di astensione elettorale.
I movimenti promotori hanno inoltre manifestato l’intenzione di avviare un processo di federazione stabile tra le diverse realtà autonomiste e sicilianiste, superando frammentazioni e personalismi per costruire una forza politica unitaria. Un progetto che, nelle intenzioni espresse, si presenta come aperto al contributo di cittadini, rappresentanti del lavoro, del mondo produttivo, della sanità e dei territori.
L’obiettivo dichiarato è quello di avviare un cambiamento profondo del modello di governo della Regione, puntando a restituire alla Sicilia sovranità decisionale, dignità istituzionale e una prospettiva di sviluppo futuro. Una linea che i promotori definiscono non come semplice alternanza politica, ma come una scelta di cambiamento strutturale del sistema di potere regionale.









