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EDITORIALE – Traghetti, tariffe e isole sospese: quando il mare costa troppo

Le Eolie, come le altre isole minori siciliane, aspettano ancora. Giovedì a Roma si decide.

Ma il problema vero è che ci siamo ritrovati, ancora una volta, a difenderci da qualcosa che non avrebbe mai dovuto succedere. 

C’è una parola che torna ogni volta che si parla di isole minori siciliane. Una parola che sa di rinvio, di telefonate affrettate, di comunicati stampa scritti di notte: sospeso.

Tutto sospeso, appunto. L’aumento delle tariffe dei traghetti annunciato dalla Caronte&Tourist — tra il 30% e il 50% sulle corse da e per le isole minori — è stato congelato. Lo ha detto ieri il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani: «Su mia richiesta, è stato bloccato l’aumento». Giovedì prossimo, a Roma, si terrà un vertice tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Dipartimento regionale alle Infrastrutture e la compagnia di navigazione. Lì, forse, si capirà qualcosa di più.

Ma diciamola tutta: il “congelamento” non è una vittoria. È un sollievo momentaneo. Un respiro trattenuto. 

Trent’anni che aspettiamo i traghetti come fossero favori

Viviamo su isole che non esistono senza un traghetto. Non è una metafora. È la realtà fisica di chi abita a Lipari, a Salina, a Vulcano, a Stromboli, a Panarea, a Filicudi, ad Alicudi. Il traghetto non è un servizio in più — è l’acqua, il pane, il medico che arriva, il figlio che torna dall’università continentale.

Quando una compagnia di navigazione annuncia un aumento del 30-50% su queste rotte, non sta aumentando il prezzo di un biglietto. Sta aumentando il costo della vita. Di tutta la vita.

E lo sa bene chiunque viva qui tutto l’anno, non solo d’estate quando il turismo sembra giustificare qualsiasi cifra. I sindaci delle isole lo sanno. Le comunità lo sanno. E lo hanno fatto sapere chiaramente nelle ultime ore, con un vespaio di reazioni, di accuse, di prese di posizione che hanno costretto la Regione a muoversi in fretta. 

La solitudine delle isole minori, ancora una volta

Non sorprende che sia andata così. Sorprende — amaramente — che ci sorprenda ancora.

Le isole minori siciliane vivono da decenni in una condizione di dipendenza strutturale che ogni tanto si manifesta in modo clamoroso, come questa volta, ma che esiste sempre, sotterranea e silenziosa. Il collegamento marittimo è un nodo irrisolto. I costi del trasporto merci pesano su ogni attività commerciale, su ogni imprenditore, su ogni famiglia. La discontinuità territoriale non è uno slogan — è una disparità reale rispetto a chi vive sulla costa siciliana o sul continente.

Giovedì a Roma decideranno in tre: Mit, Regione, Caronte&Tourist. Le isole, intanto, aspettano. Come sempre. 

Cosa si aspettano le genti delle isole da quel vertice.

Si aspettano che si parli di continuità territoriale vera. Non di proroghe, non di sospensioni temporanee, non di comunicati stampa rassicuranti firmati all’ultimo minuto. Si aspettano che il costo del traghetto per le isole minori venga trattato come quello che è: un problema di diritto alla mobilità, non una questione tariffaria da lasciare al mercato.

Perché se il mare è bello da guardare ma costa troppo attraversarlo, alla fine le isole si svuotano. E non solo d’inverno.


MP – Redazione – NotiziarioEolie.it Basati nel cuore delle Eolie, con lo sguardo aperto sul mondo.

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FONDAZIONE VERONESI