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Costanza I, la nave da 143 milioni troppo grande per i porti delle isole minori

Il deputato di Italia Viva Davide Faraone chiede chiarimenti alla Regione: possibile che nessuno abbia verificato la compatibilità del traghetto con gli approdi di Lampedusa prima di costruirlo?

Il sindaco Mannino (sindaco di Lampedusa e Linosa) smentisce l’allarme, ma le domande restano.

Doveva essere il simbolo del rilancio dei collegamenti con le isole minori siciliane. Rischia invece di trasformarsi nell’ennesimo caso politico legato alla gestione delle infrastrutture regionali. Parliamo del Costanza I di Sicilia, il nuovo traghetto Ro-Pax costruito da Fincantieri nel cantiere di Palermo per conto della Regione Siciliana, entrato in servizio lo scorso 6 agosto sulla rotta tra Porto Empedocle, Linosa e Lampedusa.

Una nave imponente per porti pensati per traghetti più piccoli

Il problema, se di problema si tratta, è nelle dimensioni. Il Costanza I è lungo circa 140 metri, alto oltre 24 metri, con una stazza lorda di circa 14.500 tonnellate, e può trasportare fino a mille passeggeri e 200 automobili, con una velocità massima di 19 nodi. Numeri importanti, pensati per garantire capacità e comfort su una rotta storicamente servita da mezzi più datati e sempre più soggetti a guasti. 

Ma è proprio questa mole ad aver acceso la polemica. Sulla compatibilità della nave con gli approdi di Lampedusa il deputato di Italia Viva Davide Faraone ha chiesto chiarimenti alla Regione, dopo che il tema era già stato sollevato dal deputato regionale Ismaele La Vardera. La questione riguarda gli spazi e le condizioni operative del porto dell’isola, ma anche la vicinanza dello scalo aeroportuale, che condivide con lo scalo marittimo un fazzoletto di costa piuttosto ristretto. 

143 milioni di euro: la domanda su costi e alternative

È sui numeri della spesa che si concentra l’affondo più politico di Faraone. Secondo il parlamentare, il costo complessivo dell’operazione avrebbe raggiunto circa 143 milioni di euro, comprensivi di circa 8 milioni legati a una variante contrattuale dovuta all’aumento dei prezzi. Cifre che, in parte, trovano riscontro nella storia del progetto: quello approvato nel 2022 prevedeva una spesa complessiva di circa 134 milioni di euro per una nave Ro-Pax Classe A, con opzione per una seconda unità; il contratto firmato con Fincantieri nel 2023 aveva invece un valore di circa 120 milioni di euro, salito poi per effetto di successive modifiche fino a superare, secondo alcune ricostruzioni, i 142 milioni. 

Faraone si chiede se, prima di progettare e finanziare un investimento di questa portata, siano state effettuate tutte le verifiche necessarie sulla reale possibilità di utilizzare la nave negli scali destinati ai collegamenti con Lampedusa. E rilancia una domanda che ha il sapore della provocazione politica, ma che tocca un nervo scoperto della programmazione pubblica: con la stessa cifra, sarebbe stato possibile costruire due navi più piccole, meglio calibrate sulle caratteristiche reali dei porti delle isole minori, invece di un’unica grande nave che ora deve fare i conti con banchine e fondali pensati per traghetti di dimensioni più contenute? 

Il sindaco di Lampedusa: “Nessun problema di attracco” 

Non tutti condividono l’allarme. Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, ha respinto le preoccupazioni sollevate dai due parlamentari, assicurando che la nave possiede l’idoneità tecnica necessaria per operare sull’isola. Resta però aperto il tema della sicurezza aeroportuale: lo stesso Mannino ha ricordato che già in passato, con il vecchio traghetto Sansovino, si era reso necessario attendere fuori dal porto il completamento delle operazioni di atterraggio degli aerei, segno che la convivenza tra scalo marittimo e pista aeroportuale non è una novità a Lampedusa, ma un equilibrio da gestire con attenzione ancora maggiore ora che il nuovo mezzo è decisamente più ingombrante del precedente. 

Un caso che si aggiunge ad altri interrogativi sul progetto 

Non è la prima volta che il Costanza I finisce sotto osservazione. Diverse testate siciliane hanno sollevato negli scorsi giorni interrogativi simili, chiedendosi come si sia arrivati alla messa in servizio di una nave da oltre cento milioni di euro senza che, a quanto risulta, fossero già stati definiti a monte tutti gli adeguamenti procedurali necessari alla convivenza tra porto e aeroporto. 

Resta il fatto che il Costanza I di Sicilia rappresenta, sulla carta, un investimento importante per la continuità territoriale delle isole minori siciliane: la prima nave di proprietà diretta della Regione, costruita interamente a Palermo, con tecnologie orientate alla sostenibilità ambientale. Ma il caso sollevato da Faraone e La Vardera ricorda quanto, in materia di grandi opere pubbliche, il divario tra visione politica e verifica tecnica preventiva possa trasformarsi in un problema molto concreto: quello di una nave che, per essere davvero utile alle isole minori, deve prima di tutto riuscire ad attraccarci.

La Regione non ha ancora fornito una risposta formale alle interrogazioni presentate. Resta da vedere se e come verranno chiariti, nero su bianco, i dubbi sollevati sulla compatibilità tra la nave e gli scali di Lampedusa.

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