La Sicilia lancia l’amo per riportare a casa i suoi talenti e attirarne di nuovi da tutta Italia e dall’estero. Con la manovra finanziaria regionale approvata nelle scorse settimane è diventato operativo il «Ritorno al Sud» siciliano: chi trasferisce la residenza nell’Isola e vi mantiene un rapporto di lavoro (dipendente o autonomo) per almeno cinque anni può ottenere il rimborso del 50% dell’Irpef dovuta allo Stato, fino a un massimo di 30.000 euro l’anno.
Il meccanismo è semplice: il lavoratore paga le tasse come tutti, ma la Regione gli restituisce direttamente metà dell’imposta versata tramite accredito sul conto corrente. L’agevolazione vale sia per i siciliani che rientrano dopo anni al Nord o all’estero sia per i professionisti e i ricercatori provenienti da altre regioni o dall’Unione europea. Unico requisito fondamentale: fissare la residenza anagrafica in uno dei 391 comuni siciliani e non spostarla per almeno un lustro.
«Vogliamo invertire la rotta della fuga dei cervelli», spiega l’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone. «In dieci anni abbiamo perso oltre 300.000 residenti, soprattutto giovani laureati e professionisti. Con questo sconto fiscale del 50% rendiamo la Sicilia competitiva rispetto a Paesi come Portogallo o Grecia che da anni usano il regime dei “non-dom” per attrarre lavoratori qualificati».
I numeri danno ragione alla strategia: nei primi trenta giorni dall’entrata in vigore del bando sono già arrivate oltre 2.800 domande, soprattutto da Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Tra i primi beneficiari ci sono ingegneri informatici palermitani rientrati da Milano, medici catanesi tornati da Londra e persino una ricercatrice universitaria di origine tedesca che ha scelto Messina per il suo nuovo laboratorio.
L’operazione costa alla Regione circa 120 milioni l’anno, finanziati con fondi europei del Pnrr e con una parte dell’extragettito Iva generato dall’aumento dei consumi interni. «Ogni lavoratore che torna porta con sé competenze, capacità di spesa e spesso crea nuovi posti di lavoro», sottolinea il presidente Renato Schifani. «Il ritorno fiscale è garantito nel medio periodo».
Non mancano le critiche. I sindacati temono che l’agevolazione possa spingere alcune aziende a delocalizzare soltanto formalmente i propri dipendenti più pagati in Sicilia, senza creare reale occupazione sull’Isola. L’Agenzia delle Entrate ha già annunciato controlli rigorosi sui requisiti di effettiva residenza e sul mantenimento del posto di lavoro.
Intanto però il tam-tam sui social e nei gruppi di expat siciliani all’estero è già partito: «50% di Irpef in meno, mare, buon cibo e qualità della vita. Perché restare a fare la muffa a Milano con l’affitto a 2.000 euro?», scrive un ingegnere trentenne rientrato a Catania da Amsterdam.
Per la prima volta dopo decenni, la Sicilia non chiede più ai suoi figli di restare: offre loro un motivo concreto per tornare. E, forse, per restare davvero.








