Sembra incredibile, ma è proprio così: davanti alle coste di Milazzo, più di duemila anni fa, si è consumata una delle battaglie navali più decisive dell’antichità.
Un evento che ha cambiato il corso della storia romana e che oggi, per molti, resta un capitolo poco conosciuto della memoria di questi luoghi.
Il contesto: una guerra per il grano e per il potere
Siamo negli anni turbolenti seguiti alla morte di Giulio Cesare. Roma è spaccata, il potere è conteso, e la Sicilia è diventata la base di Sesto Pompeo, figlio del grande Pompeo Magno. Da lì, con la sua flotta, Sesto tiene sotto scacco l’Italia intera bloccando i rifornimenti di grano diretti a Roma, mettendo in ginocchio la Città Eterna con la fame.
Ottaviano, il futuro Augusto, non può permetterselo. Dopo un primo tentativo fallito nel 38 a.C., che gli costa perdite pesanti, decide di richiamare dalla Gallia il suo uomo più fidato: Marco Vipsanio Agrippa, generale abilissimo, chiede aiuto anche a Marco Antonio, che gli presta navi in cambio di soldati.
L’avvicinamento: Tindari, Milazzo, e la sfida decisiva
Agrippa non perde tempo. Conquista Tindari e vi trasferisce le truppe di terra. Sesto Pompeo, che fino a quel momento controllava tutta la costa da Milazzo fino a Capo Peloro, teme un attacco imminente e commette un errore che si rivelerà fatale: abbandona Milazzo, convinto che Agrippa stia muovendo la flotta contro di lui. Le truppe di Ottaviano occupano subito la città.
A quel punto Sesto, ancora convinto della superiorità della propria flotta, propone lo scontro decisivo: una grande battaglia navale per chiudere la partita una volta per tutte.
La battaglia
È il 3 settembre del 36 a.C. Le due flotte, ciascuna composta da centinaia di navi, si affrontano nel tratto di mare tra il promontorio di Milazzo e Nauloco, un’antica base navale che si trovava, secondo gli studi più recenti, nella zona compresa tra Milazzo e Capo Rasocolmo.
Ad avere la meglio è Agrippa, grazie a una superiorità tecnica e tattica: le sue navi, più grandi e pesanti, sono equipaggiate con l’harpax, un’arma d’assalto capace di agganciare e immobilizzare i vascelli nemici, più agili ma meno attrezzati. Sesto Pompeo perde la quasi totalità della flotta e viene sconfitto in modo definitivo.
Le conseguenze
La disfatta di Nauloco segna la fine del potere di Sesto Pompeo, che fugge in Oriente e verrà catturato e ucciso l’anno successivo. Per Ottaviano è invece un passaggio chiave verso la conquista del potere assoluto: di lì a poco anche Lepido, terzo membro del triumvirato, viene estromesso, lasciando Ottaviano padrone incontrastato dell’Occidente romano, sulla strada che lo porterà a diventare, pochi anni dopo, il primo imperatore di Roma con il nome di Augusto.
Un pezzo di storia sotto casa
Le ricerche subacquee condotte nel tempo nelle acque tra Milazzo e Capo Rasocolmo hanno restituito resti di imbarcazioni e monete dell’epoca, confermando la collocazione di quello scontro epocale proprio in questo tratto di mare.
Vale la pena ricordarlo, la prossima volta che si guarda quell’orizzonte: più di duemila anni fa, proprio lì, si è deciso un pezzo importante del destino di Roma.






